Agostino Bassi

Naturalista e botanico

Agostino Bassi nasce a Mairago, in provincia di Lodi, il 25 settembre 1773. Suo padre è un ricco proprietario terriero e desidera che Agostino diventi un funzionario dell’impero asburgico. Per questo motivo nel 1798 Agostino si laurea in Giurisprudenza a Pavia. Seguendo l’università ha la possibilità di avvicinarsi però anche all’ambiente scientifico e di approfondire la sua vera passione per gli studi naturalistici. Mentre studia giurisprudenza frequenta corsi di fisica, chimica e medicina. Dopo la laurea intraprende la carriera di funzionario pubblico ma dopo poco tempo deve lasciare ogni incarico per una seria malattia agli occhi. È in questo momento che inizia a dedicarsi alle pratiche agricole e zootecniche all’interno delle sue proprietà terriere. Può coltivare la sua passione per la pastorizia e contemporaneamente per la ricerca in ambito agronomico. Scrive saggi sulla coltivazione della patata, sul sovescio, sulla fabbricazione del formaggio e sulla produzione del vino. Agostino Bassi

Sono importanti in particolare le ricerche che Agostino Bassi conduce rispetto all’ambito che oggi viene denominato “infettivologico”. Egli è il primo a tradurre le idee sulla genesi microbiologica delle malattie, in un vero e proprio programma di ricerca. Decide di interessarsi alle malattie del baco da seta, che costituisce in quell’epoca una delle principali voci dell’economia rurale in Italia e in Europa. Nel 1807 definisce un protocollo sperimentale per comprendere l’origine della malattia del baco da seta chiamata calcino o moscardino. Grazie al suo approccio, dopo molti anni, riesce a scoprire che l'agente etiologico che causa la malattia è un fungo i cui germi sono nell'aria, crescono e si moltiplicano sul baco vivo, che a sua volta infetta altri individui sani. Il fungo viene chiamato così Botrytis bassiana. Tale scoperta costituisce una pietra miliare nella storia della microbiologia.

Grazie al trattato “Del mal del segno, calcinaccio o moscardino” pubblicato nel 1835, si diffonde velocemente in Italia e in tutta Europa la scoperta di Agostino Bassi, favorendo la lotta alla malattia che stava danneggiando l’industria della seta. Agostino Bassi riceve molti riconoscimenti, in particolare in Francia.

Partendo da questa scoperta Agostino Bassi teorizza che tutte le patologie contagiose animali e vegetali sono causate da parassiti. Approfondisce e studia anche la lebbra e il colera.

Quanto scoperto e teorizzato da Agostino Bassi verrà poi sviluppato dal Louis Pasteur, considerato il fondatore della moderna microbiologia.

Agostino Bassi muore a Lodi, quasi completamente cieco, l’8 febbraio 1856.

Antonio Pacinotti

Fisico, astronomo e senatore

Antonio Pacinotti nasce a Pisa, in Toscana, nel 1841. Il padre è professore della prima cattedra in Italia di fisica tecnologica e meccanica sperimentale. Antonio a 15 anni, inizia a studiare fisica e matematica all'università. Si laurea in matematiche applicate nel 1861 e nel 1862, dopo aver fatto l’assistente per un anno al padre, viene nominato astronomo a Firenze.

Pacinotti 2Ancora prima di laurearsi, svolge alcune ricerche per trovare una risoluzione a dei problemi relativi alla misurazione di correnti elettriche. Mentre svolge queste ricerche inventa e costruisce l’invenzione che lo rende famoso. Nel suo quaderno di appunti, denominato “Sogni”, il 10 gennaio 1859 descrive un apparato sperimentale che realizza la prima dinamo-motore a corrente continua. Fin dal 1832 esistevano le dinamo ma producevano tutte una corrente alternata e con un basso rendimento. La necessità di quel periodo era invece ottenere a basso costo una corrente continua per impieghi industriali. Nel 1860 Antonio Pacinotti costruisce e sperimenta la prima macchina (poi chiamata “macchinetta di Pacinotti”) in grado di trasformare l'energia meccanica, ad esempio prodotta da una turbina, in energia elettrica continua e viceversa. Antonio, sperando di trovare finanziamenti per realizzare questo modello in più grandi dimensioni, decide di non rendere pubblica la scoperta. Non riceve attenzione né dall’ambiente industriale né da quello universitario e così nel 1865, decide finalmente di pubblicare un articolo in cui descrive la sua scoperta.

Contemporaneamente si occupa di astronomia, della costruzione di strumenti ottici di precisione dedicati all’astronomia, dell’interazione fra calore solare e correnti elettriche e delle possibili applicazioni tecniche in campo agrario, soprattutto per i sistemi di vinificazione. Insegna chimica e fisica nelle università di Bologna, Cagliari e Pisa. Nell’estate del 1865 viene incaricato di compiere un viaggio in Europa per visitare i servizi meteorologici attivi nelle principali città, con l’obiettivo di acquisire le conoscenze e la strumentazione necessaria per impiantare un servizio meteorologico anche in Italia. Nella speranza che il viaggio possa costituire l’occasione di trovare finanziatori per la costruzione in dimensioni più grandi della sua “macchinetta”, porta con sé cinquanta copie dell’articolo che la descrive, per distribuirle lungo il viaggio attraversando la Francia, il Belgio, l’Inghilterra, la Svizzera.

Nel 1871 legge nella rivista delle Scienze di Parigi che Jules-Célestin Jamin ha presentato una memoria di Zenobio Gramme riguardo a una macchina dinamo-elettrica a corrente continua da lui ideata e realizzata. In questo articolo Pacinotti riconosce la sua ‘macchinetta’, si ricorda del suo incontro a Parigi con Gramme nelle officine Froment nell’estate del 1865 e si rende conto di aver sbagliato a lasciare in giro la sua memoria e averne dato approfondite spiegazioni orali.

Scrive dunque all’Accademia delle Scienze e a Jamin, ricordando la storia della ‘macchinetta’ e gli viene riconosciuta la paternità dell’invenzione. Nel 1881 viene riconosciuto definitivamente come ideatore della prima dinamo-motore a corrente continua, anche con il riconoscimento ufficiale dal presidente della Repubblica francese. Da quel momento riceve moltissime onorificenze e nomine accademiche e sociali; il 3 dicembre 1905 viene nominato senatore del Regno d’Italia.

Molto probabilmente se non ci fosse stata l’‘usurpazione’ da parte di Gramme dell’invenzione della dinamo-motore a corrente continua, il nome di Pacinotti non sarebbe passato alla storia.

Antonio Pacinotti muore a Pisa il 25 marzo 1912.

Paolo dal Pozzo Toscanelli

Matematico, astronomo e cartografo

Paolo dal Pozzo Toscanelli nasce a Firenze nel 1397 in una famiglia di mercanti di spezie. Dal 1415 al 1424 studia matematica e medicina all’università di Padova e ritorna poi a Firenze dove lavora come “astrologo giudiziario”, anche per la famiglia dei Medici. In questo periodo entra in contatto con l’architetto Filippo Brunelleschi e lo aiuta, grazie alle sue conoscenze in geometria, nella costruzione di alcune importanti chiese della città, ad esempio è fondamentale il suo aiuto per la cupola di Santa Maria del Fiore.Paolo dal Pozzo Toscanelli mappa e profilo

Si interessa di astronomia e della costruzione di carte astronomiche dove riporta le posizioni di molte comete. Toscanelli fa parte di una scuola di studiosi che si dedicano allo studio della Geografia anche per fini essenzialmente pratici, legati alla grande rete di commerci.

A partire dal 1441 Paolo Dal Pozzo Toscanelli inizia ad elaborare il suo grande progetto di attraversamento dell'Atlantico per raggiungere l'Asia. Si narra che Toscanelli sottopone a dei veri e propri interrogatori gli stranieri di passaggio per Firenze per raccogliere informazioni. Toscanelli dirige in quel periodo una ditta commerciale per il traffico delle spezie e, come molti altri, si interessa alla possibilità di trovare una nuova strada verso l'Oriente, per sottrarre la via delle spezie ai commercianti arabi.

Fernand Martins, suo amico portoghese, domanda a Paolo Dal Pozzo Toscanelli, in nome del re del Portogallo, di inviargli per iscritto i suoi suggerimenti per tracciare una nuova via delle spezie. Il Dal Pozzo gli invia una carta del mondo costruita da lui e una lunga lettera, trascritta poi da Cristoforo Colombo nei propri libri.

Toscanelli esercita un'influenza decisiva sulla decisione di Colombo di navigare in cerca delle Indie orientali dirigendosi verso Ovest. Sostiene che la via più breve per raggiungere le Indie è proprio quella di navigare verso occidente.

Ma Toscanelli, nelle sue lettere a Colombo, sbaglia sia la differenza di longitudine tra Lisbona e le Indie, che è di circa 160°, sia la lunghezza del grado espressa in miglia. L’avventura di Cristoforo Colombo si fonda quindi su due errori geografici che derivano da misure astronomiche imprecise e da errate conversioni tra unità di misura.

Il diametro terrestre era stato misurato con molta precisione da Eratostene ad Alessandria nel II secolo a.C. Nel IX secolo d.C. gli astronomi arabi sostanzialmente confermano quanto calcolato da Eratostene. Colombo e la cultura cristiana avevano a disposizione solo il risultato degli arabi, che era espresso in miglia arabe. I cristiani non tennero conto che il miglio arabo era più lungo del miglio allora in uso in Europa.

Dal Pozzo Toscanelli, come i suoi contemporanei, basa i suoi calcoli su degli errori importanti, che influenzano le scelte di Cristoforo Colombo.

Paolo dal Pozzo Toscanelli muore a Firenze il 10 maggio 1482, 10 anni prima che Colombo incontrasse le Americhe.

Maria Cengia Sambo

Naturalista, botanica, lichenologa e professoressa

Maria Cengia nasce ad Este, nella provincia di Padova, il 23 ottobre 1888, da una famiglia nobile. Quando ha tre anni le muore il padre; con la madre va a vivere presso la famiglia d’origine dove viene cresciuta dai parenti cultori delle scienze più varie. Cresce studiando geografia, fisica, astronomia, mineralogia, botanica. Ama e studia il tedesco e il francese; ama la letteratura. Si laurea a Padova in Matematica con una tesi in Geometria nel 1914 e frequenta contemporaneamente le lezioni di scienze naturali. Si sposa nel 1915 con Ettore Sambo, naturalista e docente universitario. Nonostante debba spostarsi per il lavoro del marito riesce a mantenere i suoi interessi e continua ad insegnare a scuola. A Pavia ha la prima figlia e contemporaneamente segue il quarto anno di scienze naturali. Si spostano poi ad Urbino dove Maria insegna Botanica e dà alla luce la terza figlia. Nel 1921 nasce la quarta figlia e nello stesso periodo Maria si afferma come lichenologa riconosciuta, pubblicando diversi scritti sull’ecologia del lichene. Si dedica lei stessa alla raccolta delle varie specie, nelle escursioni in montagna e in collina, sia da sola che con la numerosa famiglia. Tra gli studi più interessanti vi sono quelli del lichene come indicatore del clima, in cui utilizza per prima termini come “microclima”, e lo studio sui tipi di licheni che intaccano i mosaici fiorentini, che sarà molto utile per la scuola di restauro. Oltre ai licheni, dedica molto tempo anche allo studio delle orchidee e alle piante medicinali.licheni maria cengio sambo

Dal 1934 si dedica esclusivamente alla lichenologia, di cui diventa la massima esperta a livello nazionale. Presenta circa cinquanta pubblicazioni sui licheni descrivendo con cura anche gli ambienti, il clima e i substrati su cui si formano e vivono. Chiede la docenza in lichenologia a livello universitario ma le viene negata, forse per il suo essere donna autonoma e fuori dagli schemi per l’epoca in cui vive. Ha un’alta considerazione delle donne verso le quali mostra molta solidarietà.

Viene descritta come una donna umile e modesta in tutto ciò che svolge, con grande spirito di ottimismo, apertura e generosità intellettuale.

Nelle escursioni con la famiglia, gli amici o con gli studenti, comunica grande passione ed entusiasmo mentre descrive la natura e l’ambiente, qualità che sa trasmettere anche in forma di gioco.

Maria Cengia Sambo viene ricordata per la sua peculiare personalità, la sua sobrietà, per i suoi contributi al mondo della botanica ma anche per il suo essere stata “donna nuova” in un’epoca ancora molto maschilista, capace di affermarsi ed essere riconosciuta anche se dovette scontrarsi con le convenzioni ed i condizionamenti che non le permisero di raggiungere la docenza in lichenologia.

Maria Cengia Sambo muore il 29 novembre 1939 a 51 anni.

Giovanni Virginio Schiaparelli

Astronomo e ingegnere

Giovanni Virginio Schiaparelli nasce a Savigliano, nel nord-ovest dell’Italia, il 14 marzo 1835. Si racconta che la sua passione per l’astronomia inizia a 7 anni quando osservando un’eclissi ne rimane incantato. A soli 19 anni si laurea in ingegneria idraulica e architettura civile al Politecnino di Torino. Dopo la laurea si specializza in Astronomia prima a Berlino in Germania, poi a Pulkovo in Russia. Nel 1859 viene nominato astronomo di Brera a Milano e nel 1862, a soli 27 anni, riceve la nomina di Direttore dello stesso Osservatorio.

Nel 1866 Schiaparelli diventa famoso in ambito internazionale con la sua teoria sulle stelle cadenti. In quel periodo gli astronomi europei e americani stavano discutendo sull’origine delle piogge periodiche di meteore. Schiaparelli dimostra l’origine cometaria delle stelle meteoritiche e spiega l’interpretazione fisica. Sotto l’azione del sole, una cometa si disgrega pogressivamente e lascia parti di sé lungo tutta la propria orbita. Il fenomeno della pioggia di meteore allora si manifesta quando, periodicamente, la Terra nel movimento intorno al Sole, interseca l’orbita della cometa.

Ritratto schiapparelliNel 1874, grazie al nuovo telescopio rifrattore equatoriale Merz, Schiaparelli studia le stelle doppie, sistemi formati da due stelle ruotanti una intorno all’altra e, sperimentata l’ottima qualitá del telescopio, decide di studiare in dettaglio la superficie di Marte. Pochi anni dopo il Parlamento italiano finanzia un nuovo telescopio ancora piú potente costruito in Germania da Merz e Repsold. Schiaparelli, grazie a questo nuovo strumento, riesce ad eseguire il primo rilievo catografico del pianeta. Per la prima volta si vedono dettagli fino ad allora sconosciuti: zone scure chiamate “mari”, zone chiare chiamate “continenti” e una rete di linee scure chiamate “canali”. I traduttori inglesi delle sue ricerche commettono peró un errore: invece di usare la parola channels «canali naturali», ricorsero al termine canals «canali artificiali», inducendo cosi a pensare alla presenza di vita sul pianeta. Quindici anni dopo, nuovi strumenti mostrarono che i canali erano solo un’illusione ottica ma ormai era già troppo tardi: era nata la leggenda dei Marziani, i fantomatici abitanti del cosiddetto pianeta rosso. Molti rimasero affascinati dalla loro esistenza e i Marziani finirono per popolare i racconti di fantascienza, tanto che la parola è ancora oggi sinonimo di alieno e di extraterrestre.

I lavori di Schiaparelli hanno una grande influenza su scienziati e opinione pubblica, e divengono anche una forte motivazione per i progetti finalizzati all’esplorazione del Sistema Solare mediante sonde interplanetarie alla ricerca di forme di vita extraterrestri.

Schiaparelli prosegue le sue osservazioni di oggetti del Sistema Solare – stelle doppie, comete, meteore, pianeti come Mercurio e Venere – fino al 1900, quando si ritira per problemi alla vista, continuando peró ad occuparsi di storia dell’astronomia sino alla morte. Giovanni Virginio Schiaparelli muore a Milano il 4 lugliio 1910.

Schiaparelli anche oggi continua ad ispirare la scienza moderna. Nella missione spaziale europea ExoMars dello scorso anno, la prima sonda inviata ad ottobre 2016, per esplorare il pianeta Marte, é stata chiamata Schiaparelli EDM Lander in onore dell’astronomo italiano. Inoltre, si é concluso da poco il restauro del famoso telescopio Merz-Repsold che permise di studiare la superficie di Marte. Il telescopio, dal 29 settembre, è esposto per la prima volta pubblicamente, presso il Museo nazionale della scienza e della tecnologia di Milano.

Tina Modotti

Fotografa, attivista e attrice

Tina Modotti nasce ad Udine, nel nord-est dell’Italia, il 16 agosto 1896. Quando ha due anni la sua famiglia emigra per questioni economiche in Austria e ritorna poi nel 1905 a Udine. A 12 anni inizia a lavorare come operaia in un’industria tessile per aiutare la madre a mantenere la famiglia, essendo il padre emigrato negli Stati Uniti in cerca di lavoro. Durante questi anni Tina frequenta lo studio fotografico di uno zio, dove inizia ad apprendere la fotografia. Modotti ritratto

A 17 anni raggiunge il padre assieme alla famiglia a San Francisco e trova lavoro ancora in una fabbrica tessile. Si dedica in quel periodo anche al teatro. Nel 1918 sposa il pittore Roubaix de l'Abrie Richey e assieme si trasferiscono a Los Angeles dove Tina entra nel mondo del cinema. Interpreta tre film, ma rimane delusa dalla natura troppo commerciale del cinema e sceglie di mettere fine a questa avventura. Conosce il fotografo Edward Weston, diviene la sua modella preferita e poco dopo anche la sua amante. Il marito scappa in Messico e quando Tina Modotti lo raggiunge è già morto di vaiolo.

Si sposta in Messico con Weston nel 1923 dove entrano in contatto con i circoli bohèmien di Città del Messico. Tina Modotti conosce diversi esponenti dell’ala radicale del comunismo e diviene amica, e probabilmente anche amante, di Frida Kahlo. Nel 1927 si iscrive al Partito Comunista Messicano e in questa fase, in cui inizia il suo attivismo politico, inizia anche la sua attività fotografica, aiutata dall’esperienza di Wetson. Con il progredire del suo coinvolgimento politico, Tina Modotti passa alla fotografia di strada, catturando la vita della gente comune. Modotti si dedica anche ad immagini di forte valenza descrittiva e simbolica e di grande carica evocativa ed emozionale, che ritraggono i “ferri del mestiere” del lavoratore messicano: le mani, il cappello per ripararsi dal sole, il machete, la musica. Immagini che sono diventate vere e proprie icone della condizione del paese negli anni 20. Viene scelta come “fotografa ufficiale” del movimento muralista messicano e ritrae anche i lavori di Josè Clemente Orozco e Diego Rivera. È una delle poche donne dell’epoca apprezzata nella fotografia e nel fotoreportage. Utilizza la fotografia come strumento di indagine e denuncia sociale. Le sue foto esaltano i simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto, cercando di denunciare “senza trucchi” la realtà nuda e cruda. Questa suo stile è per lei il modo con cui dare il suo contributo per un mondo migliore.

Nel dicembre del 1929 una sua mostra venne pubblicizzata come "La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico": è l'apice della sua carriera di fotografa. All'incirca un anno dopo, viene ingiustamente accusata di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato, viene arrestata ed espulsa dal Messico.

Si stabilisce in Russia, dove lavora con la polizia segreta sovietica. Nel 1935 si sposta in Spagna assieme a Vittorio Vidali e partecipa alla Guerra Civile Spagnola nel Soccorso Rosso a sostegno dei prigionieri comunisti, fino al 1939. Lascia la Spagna e torna con Vidali a Città del Messico dove muore il 5 gennaio 1942 in circostanze sospette. Si pensa ad un omicidio ma in realtà molto probabilmente muore di infarto. È considerata una delle più grandi fotografe dell'inizio del XX secolo.

 

Rodolfo Siviero

Agente segreto, storico dell'arte e intellettuale

Rodolfo Siviero nasce a Guardistallo, in Toscana, il 24 dicembre 1911.

Studia arte e letteratura all’Università di Firenze con l’obiettivo di diventare un critico d’arte. Negli anni ‘30 diventa un agente segreto per il Servizio Informazioni Militare italiano e aderisce al Fascismo. Dopo l’8 settembre 1943, giorno in cui l’Italia rompe l’alleanza con la Germania e si allea con gli anglo-americani, Rodolfo Siviero si schiera con il fronte antifascista.

rodolfo siviero

Per sua iniziativa comincia a monitorare un corpo militare nazista istituito originariamente con l’obiettivo di proteggere il patrimonio culturale dai danni della guerra ma che si occupava in realtà di trafugare dall'Italia verso la Germania il maggior numero di opere d'arte. Durante la guerra molti convogli nazisti partono verso il Nord, zeppi di quadri e statue sottratti ai musei, ma sorvegliati in segreto da uomini di Siviero. A Firenze, Rodolfo Siviero, organizza e dirige un nucleo clandestino che, in collaborazione con gli alleati e i partigiani, sviluppa una rischiosa attività spionistica, grazie alla quale, subito dopo la fine della guerra, buona parte del patrimonio esportato può fare ritorno in Italia.

Dall'aprile al giugno 1944 viene imprigionato e torturato dalle milizie fasciste ma resiste agli interrogatori.

Alla fine della guerra, nel 1946, il Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi nomina Rodolfo Siviero "Ministro plenipotenziario" affidandogli l'incarico di dirigere una missione diplomatica in Germania con l’obiettivo di stabilire il principio della restituzione delle opere trafugate all'Italia. Continua a lavorare in questo anche se non aiutato dalle istituzioni.

Rodolfo Siviero aiuta a riportare in Italia la maggior parte delle opere rubate dal museo di Napoli, dalla galleria degli Uffizi, dei musei fiorentini, delle chiese della Toscana, da Venezia. Anche dopo questo importante lavoro, Siviero – a partire dagli anni cinquanta – si occupa sistematicamente di ricercare, per conto del Governo, tutte le opere d'arte che vengono rubate ed esportate dall'Italia. Questa intensa attività dura fino alla sua morte.

Si ricordano in particolare alcune azioni di recupero, coordinate da Rodolfo Siviero. La prima, il salvataggio del dipinto Annunciazione del Beato Angelico durante l'occupazione tedesca. Nel 1944 Siviero viene a conoscenza della richiesta di Hermann Göring di entrare in possesso dell'opera d'arte e, con l'aiuto di due frati del convento di piazza Savonarola, riesce a nasconderlo ai militari tedeschi incaricati di prendere l’opera.

La seconda, il ritrovamento della Madonna con Bambino del Masaccio recuperata da Rodolfo Siviero una prima volta nel 1947 e successivamente il 9 aprile 1973 a seguito del suo furto avvenuto due anni prima.

Rodolfo Siviero muore a Firenze il 26 ottobre 1983. Verrà ricordato come lo "007 dell'arte".

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