Pio La Torre

Pio La Torre nasce a Palermo, in Sicilia, il 24 dicembre 1927.

Fin da giovane partecipa alle lotte dei braccianti siciliani per il diritto alla coltivazione delle terre. A 18 anni, nel 1945 si iscrive al Partito Comunista. Nello stesso anno partecipa attivamente al movimento di occupazione delle terre da parte dei contadini, che aveva come slogan “la terra a tutti". La protesta dei braccianti, guidata da Pio La Torre, prevede la confisca delle terre incolte o mal coltivate e l'assegnazione in parti uguali a tutti i contadini che ne avessero bisogno.

pio la torre

Queste occupazioni portano a duri scontri con le forze dell’ordine e l'anno successivo Pio La Torre viene arrestato e condotto in carcere, dove resta per un anno e mezzo. All'uscita dal carcere riprende le lotte contadine e nel 1952 viene eletto nel Consiglio comunale a Palermo, l'anno successivo viene eletto all'Assemblea Regionale Siciliana e nel 1972 entra nel Parlamento Italiano dove partecipa alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia.

È in questo periodo che svolge il lavoro più importante che porta alla presentazione di una proposta di legge volta all'inserimento nel codice penale del reato di “associazione mafiosa”, che fino a quel momento non era previsto. La proposta prevedeva anche la confisca dei beni riconducibili alle attività illecite dei condannati.

Mentre si è vicini all’approvazione della legge, Il 30 aprile 1982, Pio La Torre viene assassinato a Palermo.

Solo 5 mesi dopo, il 13 settembre 1982, viene approvata la legge n. 646, nota come "legge Rognoni - La Torre", che introduce per la prima volta nel codice penale il delitto di associazione a delinquere di tipo mafioso e la legislazione che ha segnato una svolta decisiva nella lotta alle mafie in Italia.

Pio La Torre capì che per dare una svolta alla lotta contro le organizzazioni criminali era fondamentale colpirle nelle ricchezze e nei patrimoni accumulati: toglierli significava indebolire le associazioni criminali, diminuendo il loro prestigio e potere.

Assieme alla legge 109/96 sul riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie, la “legge Rognoni-La Torre” ha costituito un'opportunità unica per creare lavoro pulito e per restituire alla comunità i propri spazi.

Dal 1982 si parla di decine di migliaia di beni sequestrati e confiscati; beni come terreni, ville, cascine, castelli, alberghi, cliniche, supermercati, stabilimenti balneari, auto di lusso.

Attualmente molti sono però i beni immobili e aziendali non destinati e/o non effettivamente riutilizzati perché non è facile rendere applicabili queste due leggi. Rimane il fatto che la legge promossa da Pio La Torre è stata sicuramente un passaggio fondamentale nel contrasto alle mafie in Italia.

Pietro Querini

Pietro Querini... e la scoperta dello Stoccafisso

Pietro Querini ed isole

Nel caso capitiate nel nordest dell’Italia e chiediate un piatto tipico della cucina locale, potrebbe capitarvi di magiare del baccalà. Non è però un vero e proprio prodotto a chilometri zero. Scopriamo però perché è così importante per questo territorio... Tutto inizia con un viaggio del commerciante Pietro Querini.

Pietro Querini che nasce a Venezia nel XV secolo, era un mercante, navigatore e senatore della Repubblica Serenissima di Venezia.

Querini appartiene ad una potente famiglia della Repubblica di Venezia, famosa per la produzione del vino “Malvasia”, che veniva commerciato specialmente con le fiandre.

Il 25 aprile 1431 Pietro Querini salpa da Creta verso le Fiandre con 800 barili di vino malvasia, spezie, cotone, e altre mercanzie di valore. Il 14 settembre però, superato Capo Finisterre, la barca di Querini, a causa di numerose tempeste si danneggia e viene spinta dal mare al largo dell’Irlanda. Solo sedici marinai si salvano toccando finalmente terra il 14 gennaio 1432 nell’isola di Sandøy, vicino a Røst, nell’arcipelago norvegese delle isole Lofoten, dove vengono aiutati dalla popolazione locale.

I marinai vengono ospitati nelle case degli abitanti dell’isola per circa quattro mesi. Durante questo periodo Querini ha la possibilità di scoprire e conoscere i metodi di essicazione, conservazione e preparazione del merluzzo artico norvegese, chiamato “stoccafisso”. Il merluzzo veniva essiccato al vento e al sole ed era ottimo per i lunghi viaggi in mare, essendo a lunga conservazione, economico e ricco di sali di ferro, vitamine, proteine e calcio.

Il 15 maggio del 1432 Pietro Querini parte di nuovo verso Venezia con 60 stoccafissi essiccati. A Venezia, l’idea dello stoccafisso portata da Querini, riscuote subito grande successo, i veneziani ne diventano grandi consumatori e lo commerciano nelle altre parti del mediterrano. Il nome del pesce fu poi sostituito da bacalà nel 1500, derivante dallo spagnolo “bacalao”, nonostante non si tratti del baccalà propriamente detto. Querini fu sempre grato ai generosi abitanti dell’isola di Røst e, a loro volta, questi ultimi sono riconoscenti verso il commerciante veneziano, che ha permesso di far conoscere il loro prodotto in tutto il mondo.

Lo stoccafisso è un'importante voce delle esportazioni di molti paesi e in particolare della Norvegia dove è un prodotto dal giro d'affari paragonabile a quello del gas naturale e del petrolio.

La maggior parte dello stoccafisso è esportato verso l'Italia (oltre due terzi) e verso la Croazia. In Italia, specialmente nel nordest e in Calabria, è ingrediente di numerosi piatti.

Questa era la storia di Pietro Querini e della scoperta dello stoccafisso, alimento molto presente nella cucina italiana.


Adriano Olivetti

Imprenditore, urbanista, editore, scrittore, sociologo, uomo di culturaAdriano Olivetti 1957

Adriano Olivetti nasce ad Ivrea (nel nord ovest dell’Italia) l’11 aprile 1901. Dopo la laurea in chimica industriale entra come operaio nella società del padre, Camillo Olivetti, fondatore della prima fabbrica di “macchine per scrivere” in Italia.

Dopo alcuni anni Adriano assume la direzione dell'impresa e grazie anche a quanto vede e studia negli Stati Uniti, favorisce un’opera di rinnovamento della fabbrica sia a livello tecnico che organizzativo, nuova per l’italia di quel periodo.

Sotto la sua direzione, la Olivetti, così si chiama anche la fabbrica, sviluppa la qualità e la quantità della produzione. Si aprono molte succursali della fabbrica in Italia e all’estero.

Perché ricordiamo Adriano Olivetti come colui che ha creato un'esperienza di fabbrica nuova ed unica al mondo in quel periodo storico?

Adriano Olivetti si interroga innanzitutto su come sia possibile conciliare l’uomo e la macchina, per non creare alienazione ma realizzazione della persona. Studia molte possibilità e capisce che non esiste una sola soluzione ma che è necessario affrontare la complessità della questione sotto diversi punti di vista.

Inizia così ad occuparsi di urbanistica, architettura, cultura ed editoria, perchè la fabbrica non è solo un luogo di produzione, ma è il motore principale dello sviluppo economico, sociale e culturale di tutta la collettività. Oggi si parlerebbe di “responsabilità sociale dell’impresa”. In Italia fu probabilmente il primo ad occuparsene.

Olivetti credeva nell'equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, a tal punto che l'organizzazione del lavoro includeva un'idea di felicità collettiva che generava efficienza. Gli operai vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi fabbriche italiane: ricevevano salari più alti, vi erano asili e abitazioni vicino alla fabbrica che rispettavano la bellezza dell'ambiente. Nelle pause i dipendenti potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti inoltre agli operai venivano concessi permessi per coltivare i campi e vendemmiare.

L'azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti, perchè l'imprenditore Olivetti credeva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone capaci di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità.

Adriano crede molto nella costruzione Comunità. Tutto il sistema di servizi sociali per i dipendenti fu immediatamente accessibile all’intera comunità della città. Fabbrica e territorio erano integrati in un disegno comunitario armonico. Crede tanto in questo da fondare una rivista e poi un movimento chiamati “Comunità”. Con “Movimento Comunità” diventa Sindaco della città di Ivrea nel 1956 e parlamentare nel 1958.

Diceva: “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande”.

Adriano Olivetti muore improvvisamente il 27 febbraio 1960 durante un viaggio in treno da Milano a Losanna.

 

Veronica Franco

Cortigiana e PVeronica Francooetessa
Veronica Franco nasce a Venezia nel 1546, nell'epoca in cui la Repubblica della Serenissima era conosciuta come il luogo dei piaceri. La madre di Veronica era lei stessa una cortigiana e probabilmente avvia la figlia alla stessa professione.
I documenti storici raccontano che nel 1509 a Venezia c'erano 11.654 prostitute su una popolazione di circa 150.000 persone; il 10% circa della popolazione. Si distinguevano tra meretrici, dedite esclusivamente alla prostituzione, e cortigiane oneste, dedite sempre alla prostituzione ma spesso anche elevate socialmente e culturalmente.
La storia di Veronica è esemplare in questo senso.
Veronica partecipa fin da piccola alle lezioni private dedicate ai fratelli maschi in un'epoca in cui solo il 10-12% delle donne sapeva leggere e scrivere. Raggiunge un ottimo livello culturale e quindi anche nel suo essere cortigiana ha una clientela selezionata (nobili, prelati, intellettuali ed artisti). Viene data in sposa quasi adolescente ad un medico ma si separa da lui già a 18 anni dopo aver partorito il suo primo figlio. Era molto legata all'aristocrazia intellettuale veneziana, tanto che nel 1574 venne scelta per passare una notte con Enrico di Valois, che divenne Re Enrico III di Francia. Questo la rese famosa in Città.
Frequentava i circoli letterali e veniva riconosciuta come un'ottima compositrice di versi poetici e attenta curatrice di pubblicazioni.
Come tutte le meretrici e le cortigiane venne però accusata e discriminata.
Famosa è l’accusa fatta a Veronica da un poeta veneziano. La donna, con molta originalità, lo sfidò prima a un duello di armi e poi ad una gara di versi ma lui non accettò.
Veronica Franco propose al Consiglio cittadino di costruire un Ospizio per le ex-prostitute, utilizzando i patrimoni delle cortigiane più ricche che erano morte senza fare testamento, soprattutto durante la Peste del 1575. In quell'epoca solitamente le donne prima di partorire facevano testamento perchè non sapevano se sarebbero sopravvissute al parto. Anche Veronica fece due volte testamento prima di partorire e tutte e due le volte dichiarò di voler lasciare il suo denaro, qualora non avesse avuto eredi, a due meretrici, per permetter loro di lasciare la “cattiva” vita e sposarsi o entrare in monastero. Il suo progetto di costruire l'ospizio purtroppo non si realizzò. Vennero creati invece degli ospizi in cui rinchiudere e castigare le prostitute.
L'accusa più importante che venne fatta a Veronica Franco fu quella di praticare la stregoneria e dovette presentarsi di fronte al Tribunale dell'Inquisizione nel 1580. Veronica riuscì a difendersi da sola e fu assolta ma perse in realtà tutta la sua ricchezza.
A Veronica Franco venne riconosciuto, soprattutto dopo la sua morte, di essere stata un'ottima poetessa e di aver avuto delle intuizioni molto moderne: per esempio rivendicava la dignità di qualsiasi persona, perfino di chi vende il proprio corpo.
Diceva: “La vergogna è nell'alterigia di chi compra”.
Veronica Franco muore a Venezia il 22 luglio 1591.

Chiara Vigo

chiara bisso

 Ultimo Maestro della millenaria Arte della raccolta e tessitura del Bisso

Chiara Vigo nasce a Sant’Antioco in Sardegna l’1 febbraio 1955, dove vive ancora oggi.

Chiara è figlia di una dinastia di “Maestri del Bisso” di 30 generazioni e le è stata trasmessa la conoscenza del mare e l’arte della lavorazione del Bisso dalla nonna Leonilde Mereu. 

Il Bisso è una “seta del mare” che nasce da un mollusco, la Pinna Nobilis, una grande conchiglia presente nel Mediterraneo e attualmente in via d’estinzione. Questa grande conchiglia si ancora ai fondali con una fibra. È proprio questa fibra che viene cardata da Chiara Vigo aiutandosi con le mani e infine filata con un fuso di legno.

Chiara Vigo, si immerge in apnea a 13 metri di profondità durante la prima luna di maggio e raccoglie solo parte dei filamenti della Pinna Nobilis, per non danneggiarla e lasciarla vivere. 

Questi filamenti sono come una barba grezza, ma portata dal buio del mare profondo alla luce si trasforma in Bisso, un vello d’oro. 

Lo stesso filamento veniva utilizzato per tessere e ricamare le vesti pregiate di re e sacerdoti. Ne parla anche la Bibbia che cita il tessuto d’orato dei vestiti di Re Salomone. Più sottile di un capello umano è mille volte più resistente, non si deteriora e non viene attaccato dagli insetti. Gli antichi caldei, egizi, greci, ebrei, lo usavano per creare i loro paramenti sacri.

Chiara Vigo è un vero e proprio Maestro, anche perché ciò che crea, partendo dal Bisso, nasce da un profondo percorso spirituale e in particolare da un legame inscindibile con il mare. Chiara prega in riva al mare, all’alba e al tramonto, con i suoi canti in aramaico e con litanie nel misterioso linguaggio del popolo di Nur, antichi abitanti della Sardegna. 

La leggenda narra che il primo Maestro di Bisso in Sardegna sia stato una donna, Berenice di Cilicia, la nobile ebrea che ebbe una relazione con l’imperatore romano Tito (I° sec.) e fu così esiliata sull’isola di Sant’Antioco dove poi morì. Berenice avrebbe portato l’arte della lavorazione del Bisso.

Chiara Vigo oltre a tessere si dedica particolarmente nell’accogliere le persone che la visitano quotidianamente; molto del suo tempo lo dedica in particolare ai bambini. Chiara racconta: “Il Bisso non si vende non si compra perché è un bene dell’umanità, è un bene collettivo che si può solo ricevere o regalare. I maestri di bisso tessono per il mondo e ciò che creano non gli appartiene. Io conservo per chi verrà, quello che già era”.

La sua opera più importante è il “Leone delle donne”, dedicato a tutte le donne del mondo. Per quell’opera dei visitatori giapponesi le offrirono due miliardi e mezzo di lire perché lo vendesse, ma lei rifiutò. Alcuni suoi lavori di tessitura e ricamo sono esposti in musei prestigiosi come il Louvre e il British Museum.

Questa era Chiara Vigo, ultimo Maestro del Bisso.

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