Giulia Farnese

Giulia nasce a Capodimonte, in provincia di Viterbo, nel 1475. A 15 anni viene data in sposa ad Orsino Orsini, nipote del potente cardinale spagnolo Rodrigo Borgia, per un accordo tra le famiglie. Giulia diviene probabilmente fin da subito l’amante di Rodrigo Borgia poi eletto Papa con il nome di Alessandro VI. Non è chiaro se la bambina che Giulia partorisce a 18 anni, sia figlia del marito Orsino o di Papa Alessandro VI. La sua relazione con il Papa si consolida a partire dal 1493 quando Giulia si sposta a Roma, lontana dal marito, dove ha il compito di ricevere i postulanti che chiedono grazie al Papa. È in questo periodo che inizia ad essere conosciuta come “Giulia la Bella”.

giulia farneseQuella che avrebbe dovuto essere una semplice storia di letto tra Giulia e il Papa si trasforma in un'incontenibile passione senile, devastante e ossessiva, alimentata da un desiderio oscuro e da una gelosia morbosa a tratti delirante: Papa Alessandro arriva al punto di minacciare Giulia di scomunica se si fosse allontanata da lui. Un episodio in particolare racconta che mentre Giulia si trovava lontana da Roma per visitare il fratello morente, il Papa si arrabbiò perché la voleva a Roma, mentre contemporaneamente il marito Orsino esigeva il rientro della moglie a casa. Il Papa, minacciando di scomunica lei e anche il marito, riesce a farla rientrare a Roma.

Poco dopo, le truppe francesi di Carlo VIII stanno per entrare in città e Giulia decide di lasciare Roma all'insaputa del Papa. Da quel momento, Alessandro VI non rivede mai più la sua amata.

Nel 1503, quando Papa Alessandro e il marito Orsino sono già morti, Giulia ritorna a Roma e combina il matrimonio di sua figlia Laura con il nipote nel nuovo Papa Giulio II.

Il 1506 è l'anno nel quale Giulia assume il governo di Carbognano, il feudo che Papa Alessandro VI aveva donato ad Orsino, dove Giulia va a vivere nel castello della cittadina. Le cronache del castello raccontano che Giulia fu un'abile amministratrice e seppe tenere il governo delle sue terre con mano ferma ed energica.

Nel 1509 sposa Giovanni Capece Bozzuto, ma nell'ottobre 1517 Giulia, a 43 anni, resta vedova per la seconda volta. Giulia rimase a Carbognano fino al 1522 quando lascia il castello per ritornare a Roma, dove trascorse gli ultimi due anni della sua esistenza. Giulia Farnese muore per cause sconosciute all'età di 48-49 anni.

Dieci anni dopo, suo fratello diviene Papa con il nome di Paolo III.

Oltre alla sua storia legata al Vaticano, rimane nei ricordi per la sua bellezza leggendaria di cui si parlò tanto ai suoi tempi. Si dice che proprio per la sua bellezza venne raffigurata all’interno di diversi dipinti da Raffello come Madonna, dal Pinturicchio nella Sala dei Santi dell'appartamento Borgia in Vaticano e nel mosaico absidale nella basilica di Santa Pudenziana a Roma.

Tullio Levi-Civita

Matematico

Tullio Levi-Civita nasce a Padova il 29 marzo 1873 da Bice Lattis e da Giacomo Levi-Civita, avvocato e sindaco di Padova dal 1904 al 1910. Tullio è uno dei maggiori matematici dell’inizio del Novecento: quando un giornalista ha chiesto ad Albert Einstein cosa gli piacesse dell’Italia, lo scienziato ha risposto «Spaghetti and Tullio Levi-Civita».

Tullio si laurea in matematica presso l’università di Padova nel 1894 e diviene professore di meccanica della stessa università nel 1897, a soli 24 anni. Nelle sue prime produzioni scientifiche ottiene importanti risultati nel campo della teoria degli infinitesimi

tullio levi civitaNei primi anni del Novecento, invece, dedica le sue maggiori energie al calcolo differenziale assoluto – oggi chiamato calcolo tensoriale – che era stato proposto da pochi anni da Gregorio Ricci-Cubastro, suo maestro. Il calcolo tensoriale consente di presentare le equazioni fisiche in forma indipendente dalla scelta del sistema di coordinate. L’apporto di Levi-Civita fu essenziale per applicare questo metodo alla fisica matematica. Dal calcolo tensoriale, inoltre, scaturisce un altro contributo importante di Levi-Civita al pensiero matematico di inizio Novecento: l’idea di “trasporto parallelo”, nozione fondamentale per elaborare la teoria della relatività.

È inevitabile, quindi, che il calcolo differenziale assoluto metta in contatto Tullio Levi-Civita con Albert Einstein.

Nel 1915 lo scienziato tedesco adotta tale metodo per la formulazione delle equazioni del campo gravitazionale. Levi-Civita, interessato alla teoria, instaura un’intensa corrispondenza tra Padova e Berlino. «Una corrispondenza così interessante non mi era ancora capitata» confessa Einstein al matematico italiano. «Dovrebbe vedere con quale ansia aspetto sempre le sue lettere». Levi-Civita, infatti, in uno dei primi messaggi, informa Einstein di aver rilevato un errore nella sua dimostrazione di un teorema fondamentale per la teoria della relatività generale. Einstein riconosce l’incompletezza della sua prova e, stimolato dalle osservazioni del matematico italiano, cerca di correggerne la struttura. Alla fine Levi-Civita diventa il principale portavoce della teoria einsteiniana in Italia.

Nel 1919 si sposta da Padova all’università di Roma, dove continua ad insegnare fino al 1938, quando, a causa delle leggi razziali, è rimosso dall’insegnamento ed estromesso dalle accademie scientifiche nazionali. Probabilmente proprio a causa della fine della vita accademica, la salute di Tullio Levi-Civita ha un crollo che lo porta alla morte di crepacuore nel 1941.

 


Francesco Puccinotti

Medico e letterato

Francesco Puccinotti nasce a Urbino nel 1794 da una famiglia di origini povere. Nel 1811 è ammesso al Liceo militare di Pavia. I suoi interessi per la filosofia e gli studi scientifici lo portano a iscriversi alla facoltà di medicina dell’università di Roma, dove conosce importanti esponenti della ricerca scientifica dell’epoca. Dopo la laurea, nel 1816, si dedica, anche attraverso dissezioni anatomiche, allo studio delle febbri malariche e di altre malattie infettive, ad esempio il tifo che nel 1817 colpisce gran parte dell’Italia centrale. In una pubblicazione del 1820 sostiene che le malattie contagiose sono causate da esseri viventi microscopici che attaccano specie diverse; questa ipotesi è in aperta polemica con quella del professore di clinica medica di Padova, Valeriano Luigi Brera, che invece sostiene che il contagio avviene tramite l’azione di sostanze nocive che si formano nei corpi malati e aggrediscono una sola specie. Qualche anno dopo Francesco Puccinotti approfondisce la sua tesi, attribuendo alle malattie infettive un’origine comune ossia gli inizi della civiltà stessa: l’uomo, diventando allevatore e agricoltore, ha imposto una coabitazione forzata a specie diverse provocando la nascita, lo sviluppo e la diffusione di esseri viventi microscopici patogeni.

Francesco PuccinottiDa sempre convinto difensore della medicina ippocratica, basata su osservazione clinica, ricerca delle cause e terapia, Puccinotti pubblica due importanti opere: nel 1828, la Patologia induttiva che dà avvio in Italia alla scuola degli eziologisti, e, nel 1830, Lezioni di medicina legale, in cui l’esperienza di anatomia patologica è applicata alla soluzione dei casi giuridici.

Il percorso professionale di Puccinotti è segnato anche dalla sua partecipazione alla vita politica italiana negli anni del Risorgimento: nel 1831 viene espulso dall’università di Macerata a causa del suo coinvolgimento ai moti rivoluzionari di quell’anno. In autunno partecipa a un concorso per la cattedra di patologia generale a Pavia, ma non viene mai chiamato per motivi politici, anche se era risultato vincitore. Si sposta quindi nel granducato di Toscana, più liberale, dove continua i suoi studi sulle malattie nervose, igiene e fisiologia. Nel 1842 il granduca Leopoldo II incarica Puccinotti di studiare l’impatto che la coltivazione del riso avrebbe avuto nelle campagne toscane. L’anno successivo espone la sua tesi per cui questa coltivazione poteva favorire la diffusione della malaria tra la popolazione.

Dal 1846 si dedica alla storia della medicina, insegnando nelle università di Pisa e di Firenze, fino alla pubblicazione della monumentale opera Storia della medicina in tre parti, ancora utile.

Dopo l’unità d’Italia, è senatore del Regno d’Italia, ma dà le dimissioni nel 1865: non si riconosce nel nuovo Regno. Per l’Italia avrebbe preferito una confederazione di Stati, rispettosa delle diversità, piuttosto che un’unità forzata.

Francesco Puccinotti muore l’8 ottobre 1872 a Firenze.

L’Opera Lirica e Enrico Caruso

Tenore

Tra la fine del 1500 e del 1600 nasce in Italia, a Firenze, un nuovo genere di arte, l’opera lirica. Inizialmente le opere vengono rappresentate solo nei palazzi delle famiglie nobili ma nel 1637 a Venezia viene aperto il primo teatro pubblico e l’opera comincia a diventare popolare. Un po’ alla volta si diffonde in tutta Europa. In Italia, fino al settecento, l’opera lirica tratta quasi esclusivamente argomenti storici e mitologici; dal settecento inizia un genere nuovo – detto genere buffo – con storie più vicine alla vita quotidiana. Quest’arte raggiunge il suo massimo splendore nell’Ottocento; sono di questo periodo autori importanti come: Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, ma anche Carl Maria von Weber e Richard Wagner. Particolarmente in Italia all’interno dell’opera ha un ruolo molto importante la voce. Tra le voci più importanti c’è anche Enrico Caruso. Enrico Caruso

Enrico Caruso nasce a Napoli il 25 febbraio 1873. A dieci anni inizia a lavorare in una fonderia e contemporaneamente frequenta una scuola serale per continuare a studiare. Oltre al lavoro di operaio meccanico, esercita contemporaneamente quello di disegnatore. Fin da piccolo ama cantare e inizia ad essere chiamato nelle chiese e duranti concerti tenuti per festeggiamenti vari.

Inizia a frequentare le lezioni di canto con il maestro Guglielmo Vergine e in seguito con Vincenzo Lombardi e nel 1895 comincia la sua vera e propria carriera di cantante. Canta in molte città italiane, Caserta, Napoli, Salerno, Milano, ma fin da subito anche in Russia, Spagna e Inghilterra. Nel 1901 si esibisce a Napoli e durante l’interpretazione la sua voce non rende al meglio. Viene molto criticato dai suoi cittadini e decide che non canterà mai più nella sua città. Il successo lo raggiunge in particolare negli Stati Uniti d’America e in Sud America, dove richiede ingaggi esorbitanti ma anche dove si esibisce gratis per gli emigranti.

Caruso è il primo cantante a incidere nel 1902 un disco con arie d'opera. È un grande successo che contribuisce ancor di più a renderlo famoso in tutto il mondo. L’innovazione fa scalpore e il grammofono prende il posto del vecchio fonografo. Enrico Caruso è il primo artista della storia a vendere più di un milione di dischi.

Caruso è in tutto e per tutto un italiano d'America, fin negli atteggiamenti più quotidiani. L'allegria, il sentimento, la passione, la nostalgia, vengono trasmessi dalla sua voce che sa riportare l'autenticità di valori popolari. Nel mondo Enrico Caruso fu mito italiano. La sua voce era unica, classica e inconfondibile, sorretta da un professionismo che ha saputo essere all'altezza del dono naturale. C'è, dunque, la maturazione di una tecnica e di uno stile che si sono imposti come esemplari per più generazioni di tenori, non solo italiani.

Dopo una lunga tournée in Nordamerica, nel 1920, la salute del tenore inizia a peggiorare. Il male, che non viene riconosciuto subito, è una pleurite polmonare. Enrico Caruso muore il 2 agosto 1921 a Napoli all'età di 48 anni.

Domenico Guglielmini

Matematico, idraulico, chimico e medico

Domenico Guglielmini nasce a Bologna il 27 settembre 1655.

Parallelamente alla frequenza dell’Università, com’era tipico in quell’epoca, frequenta lezioni private presso l’Accademia della Traccia o dei filosofi, una vera e propria scuola dove apprendere nuovi metodi di studio e nuove materie rispetto a quelle dell’insegnamento ufficiale. Presso l’Accademia approfondisce in particolare la matematica, le scienze fisiche e l’osservazione astronomica. Contemporaneamente studia la biologia, l’anatomia e le tecniche d’uso del microscopio.

guglielmini domenicoNegli anni 1680-81 si dedica allo studio della natura delle comete e si mostra seguace della cosmogonia Cartesiana. Dopo il 1684 passa a occuparsi di chimica e in particolare realizza delle ricerche con il microscopio sui sali e sui cristalli.

Una delle materie che lo interessa maggiormente e dove riceverà maggiori riconoscimenti è la scienza delle acque, l’idraulica. L'11 luglio 1686 il Senato di Bologna lo nomina sovrintendente alle acque nel Bolognese. Nel 1690 è nominato professore di matematica all’università di Bologna e nello stesso anno pubblica il suo primo trattato Aquarum fluentium mensura, che lo fa conoscere in Europa.

Nel 1694 a Bologna viene creata, per lui, la nuova cattedra di Idrometria; la prima in Europa: l'evento segna il riconoscimento dello statuto di scienza a una disciplina che precedentemente era stata considerata parte dello studio delle "matematiche miste". Guglielmini in quel periodo viene chiamato a curare importanti lavori d’idraulica per varie città del nord Italia.

Il culmine come scienziato idraulico lo raggiunge nel 1697, con la pubblicazione del suo trattato più importante Della natura dei fiumi, che è considerato il fondamento dell’idraulica fluviale moderna. Nei suoi studi Guglielmini si propone di fare chiarezza rispetto le regole osservate "dalla natura medesima nella condotta de' fiumi". Oltre a stabilire i principî dello scorrimento delle acque, nel trattato Della natura dei fiumi, Guglielmini riferisce i dati dell'osservazione empirica relativi ai fiumi, ne descrive i cambiamenti del corso, le cause degli straripamenti, la necessità e opportunità di costruire dighe o leve per contenere le acque o per sopperire alla debolezza degli argini.

la Repubblica di Venezia il 16 novembre 1698 gli assegna la cattedra di matematica a Padova e nel 1702 ottiene anche la cattedra di medicina teorica sempre a Padova. Nello stesso periodo collabora, su commissione della Repubblica, in opere d’ingegneria di rilevante interesse pubblico.

Secondo Guglielmini lo studio del "corpo idraulico" e quello del "corpo umano" devono avvalersi di metodi simili e nessuna delle scienze fisiche, tra cui la medicina, può essere affrontata prescindendo dalla meccanica, dalla geometria e dall'aritmetica. Sviluppa un vastissimo programma di ricerca, che va dal moto dell’acqua nei fiumi a quello dei fluidi nei vasi sanguigni.

Il fisico di Guglielmini è provato dall’eccesso di lavoro e verso la fine del 1709 è obbligato a sospendere le lezioni, pur non smettendo mai di studiare. Dopo otto mesi di sofferenze muore a Padova il 12 luglio 1710.

Rosalba Carriera

Pittrice miniaturista e maestra del ritratto

rosalba carrieraRosalba Carriera nasce a Venezia il 7 ottobre 1675. Riceve fin da piccola un’istruzione inusuale per un’epoca in cui le scuole sono dedicate solo ai maschi. Impara il francese, la storia, la letteratura, il latino, la musica e impara a suonare il clavicembalo e il violino. Inizialmente lavora in una bottega dove, come molte donne veneziane del XVIII secolo, si dedica all’arte del ricamo, ma presto il padre, che intuisce il talento della figlia, le fa prendere lezioni di pittura. Fin da apprendista pittrice Rosalba si distingue nell’arte di dipingere miniature ed è tra i primi a dipingere su avorio. Rappresenta in particolare figure di dame veneziane, in un’epoca in cui regnanti, marchesi, principi, avventurieri, arrivavano in città per conoscere le donne più seducenti del paese e che ripartivano da Venezia con il desiderio di portare con sé il ricordo di quelle dame tanto affascinanti. Ad esempio Federico IV di Danimarca e Norvegia le commissiona 12 miniature con i ritratti delle dame più belle di Venezia.

Mantiene la sua capacità di ottima ritrattista anche quando inizia ad utilizzare la tecnica del pastello e viene apprezzata moltissimo fin da subito. Sono i nobili inglesi a decretare il successo dell’artista ma diviene presto conosciuta e richiesta in tutta Europa. Il suo studio diviene uno dei salotti più frequentati della città e una tappa quasi obbligata per gli stranieri che arrivano a Venezia e che desiderano farsi ritrarre da lei. Spedisce i suoi quadri in tutto il mondo, raffiguranti in particolare le donne veneziane. In alcuni casi diviene confidente di pene amorose o intermediario d’incontri tra i signori e le belle veneziane.

La capacità di Rosalba, riconosciuta dai suoi contemporanei, è quella di riuscire a dipingere anche l’anima spirituale e sensibile delle persone che ritrae, di essere in particolare sottile psicologa dell’anima femminile.

Viene invitata e si trasferisce a Parigi nel 1720, dove diviene una star; viene ammessa all’Acadèmie Royale de Peinture e le sue opere ospitate in tre sale del Louvre che, nonostante per statuto non accolga le donne, decide di fare un’eccezione per lei. Tutti vogliono farsi ritrarre da Rosalba, compreso Re Luigi XV e la sua famiglia. Deve lavorare senza pause e alle fine non regge il ritmo e decide di tornare a Venezia.

Viene chiamata a Modena, Gorizia e a Vienna, dove ritrae Carlo VI.

Moltissime donne veneziane seguono le sue orme e si dedicano al pastello.

Durante tutta la sua vita realizza diversi autoritratti, che rivelano lo sviluppo psicologico e morale dell’artista. Dalla gioventù gioiosa alla “tragedia” dell’ultimo periodo, dove si rappresenta invecchiata e triste quando nel 1746 si aggrava la malattia alla vista che si era già manifestata vent’anni prima. Si opera alla cataratta ma alla fine rimane completamente cieca. La pittrice si chiude nella sua casa di Venezia e non vuol vendere più nessuno. Qualche mese prima di morire perde del tutto l’uso della ragione.

Rosalba Carriera muore a 82 anni, il 15 aprile 1757.

stagioni carriera

 

Carlo Petrini e Slow Food

Gastronomo, sociologo, scrittore e attivista

petrini slow food

Carlo Petrini nasce a Bra, in Piemonte, il 22 giugno 1949. Studia sociologia all’Università di Torino. Si occupa di politica fin da giovane e dal 1977 inizia ad occuparsi di enogastronomia. Collabora nella scrittura di una rubrica dedicata all’enogastronomia all’interno di un quotidiano nazionale. Nello stesso periodo collabora con il Club Tenco, che si dedica alla valorizzazione della canzone d’autore italiana e internazionale.

Il 9 dicembre 1989 fonda il movimento Slow Food – “movimento per la tutela e il diritto al piacere” – che si contrappone inizialmente all’omologazione del fast food e alla “fast life”. Slow food nasce per portare attenzione al piacere culinario che viene collegato fin da subito ai ritmi della produzione del cibo stesso e al rispetto della terra dove la materia prima nasce.

Viene creata pochi anni dopo la casa editrice Slow Food Editore. Dal 1994 si realizzano attività dedicate a degustare e scoprire prodotti enogastronomici divertendosi.

Parallelamente va sviluppandosi sempre più, all’interno del movimento, la sensibilità ambientale e del sistema di produzione alimentare.

La consapevolezza di Carlo Petrini e di Slow Food è che le culture tradizionali di tutto il mondo hanno creato un patrimonio gigantesco di ricette, preparazioni, trasformazioni dei cibi locali e che questi saperi gastronomici sono strettamente connessi con la biodiversità e rappresentano sia il modo per utilizzare, sia il modo per difendere la biodiversità.

Nel 2000 inizia il progetto dei Presìdi Slow Food. Questo progetto prevede che vengano certificate e sostenute le piccole realtà produttive che rischiano di estinguersi. Grazie ad attività di supporto e consulenza a queste realtà, Slow food permette la valorizzazione di territori, di recuperare mestieri e tecniche di lavorazione tradizionali, salvando dall'estinzione razze autoctone e antiche varietà di verdura e frutta, ma anche di razze animali.

Nel 2004, la FAO riconosce ufficialmente Slow Food come organizzazione no profit con cui instaurare un rapporto di collaborazione. Sempre nel 2004 a Bra in Piemonte, grazie a Slow Food, nasce la prima Università di Scienze Gastronomiche al mondo. A Genova viene svolta la prima edizione di Slow Fish, rassegna dedicata al pesce e alla pesca sostenibile.

Nello stesso anno si realizza la prima edizione dell’incontro mondiale chiamato Terra Madre: per la prima volta si incontrano cinquemila delegati da 130 Paesi: contadini, pescatori, artigiani, nomadi, giovani, vecchi, musicisti, cuoche e cuochi, accademici di tutto il mondo riuniti per tre giorni a Torino, dove vengono svolti laboratori, incontri, scambi, esperienze e festa.

Nel 2016, durante l’ultima edizione dell’incontro della comunità Terra Madre sono arrivati 7000 delegati da 143 Paesi del mondo.

Carlo Petrini è quindi il rappresentante di un movimento e di una comunità che diviene di anno in anno sempre più grande. In una sua intervista di qualche anno fa Carlo Petrini raccontava: “è maturata in noi in questi anni la visione olistica…cioè quando si parla di cibo bisogna parlare anche di ambiente, di cultura, di qualità dei suoli, dell’acqua, tutto sta insieme… anche la cultura, la spiritualità, i diversi modi di sentire. È un lavoro entusiasmante, che ha portato Slow food e Terra Madre a diventare un unico soggetto che ha cuore un cibo di qualità, buona, pulita e giusta”.

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25-04-2018 18:00
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25-04-2018 19:00
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