Davìd de’Pomis

Dittionario Novovenezia

Davìd de’Pomis, Rabbino, linguista, medico e filosofo nasce a Spoleto, nella regione Umbria, nel 1515.

Nella prima parte della sua vita segue l’attività di banchiere come il padre, ma inizia parallelamente a studiare, come autodidatta, medicina e filosofia.

Nel 1545 si trasferisce a Perugia per studiare Medicina all’Università. Appena laureato inizia a praticare l’attività di medico ma deve interromperla per i decreti emanati da Papa Paolo IV che impedivano agli ebrei di praticare la professione medica nei confronti dei cristiani.

Lascia così le terre dello Stato della Chiesa e si trasferisce in Toscana al servizio di diverse famiglie. Viene chiamato anche nella città di Chiusi ma il vescovo ne vieta il trasferimento.

Davìd de’Pomis chiede giustizia direttamente al Papa Pio IV che gli concede il permesso di praticare la professione medica presso la popolazione cristiana. Il Papa però muore solamente dopo 5 giorni ed il suo successore, Papa Pio V, applica la legislazione anti-ebraica ancora più duramente. Davìd de’Pomis decide così di trasferirsi a Venezia per poter esercitare la sua professione nella Repubblica della Serenissima. A Venezia diventa il medico personale del Doge (oggi diremmo del Presidente della Repubblica) e può fare il medico con la popolazione cristiana.

È in questo periodo che inizia la sua attività di scrittore in ebraico, latino ed italiano. Già dalle prime pubblicazioni emerge la volontà di Davìd de’Pomis di “universalizzare” la tradizione ebraica.

Le opere più importanti di Davìd de’Pomis, che si ricorderanno, sono quelle di carattere medico contenenti rimedi contro la peste e sulla vecchiaia, il dizionario trilingue, ebraico, latino e volgare e l’opera dedicata alla difesa del ruolo del medico ebreo nella società cristiana.

Il vocabolario rappresenta la volontà dell’autore di aiutare gli ebrei a perfezionare il latino e i cristiani a migliorare l’ebraico. La parte in lingua volgare è riservata a spiegare in modo più approfondito alcuni aspetti, o per presentare aneddoti, sulla sua vita o sulla storia dell’ebraismo.

La seconda opera, in difesa dei medici ebrei, esce nel 1588; l’opera, che si chiama De Medico Hebreo, mostra le affinità di fondo tra ebrei e cristiani nell’esercizio della medicina, per togliere pregiudizi radicati e permettere che un ebreo potesse curare pazienti cristiani.

L’ebraismo italiano di questo periodo vuole, attraverso l’uso sia linguistico (ebraico, latino e volgare) sia di contenuto, costruire ponti tra le diverse tradizioni. De’Pomis, però, presenta un aspetto in più: il suo sforzo di confrontare la tradizione ebraica e quella cristiana, di spiegare l’ebraismo e le sue tradizioni e di cercare, per esempio, un destino comune ai due popoli, è originato dal trauma che egli visse per l’espulsione dalla sua casa di Spoleto e dagli Stati della Chiesa.

Davìd de’Pomis muore probabilmente a Venezia dopo il 1594.

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