Adriano Olivetti

Imprenditore, urbanista, editore, scrittore, sociologo, uomo di culturaAdriano Olivetti 1957

Adriano Olivetti nasce ad Ivrea (nel nord ovest dell’Italia) l’11 aprile 1901. Dopo la laurea in chimica industriale entra come operaio nella società del padre, Camillo Olivetti, fondatore della prima fabbrica di “macchine per scrivere” in Italia.

Dopo alcuni anni Adriano assume la direzione dell'impresa e grazie anche a quanto vede e studia negli Stati Uniti, favorisce un’opera di rinnovamento della fabbrica sia a livello tecnico che organizzativo, nuova per l’italia di quel periodo.

Sotto la sua direzione, la Olivetti, così si chiama anche la fabbrica, sviluppa la qualità e la quantità della produzione. Si aprono molte succursali della fabbrica in Italia e all’estero.

Perché ricordiamo Adriano Olivetti come colui che ha creato un'esperienza di fabbrica nuova ed unica al mondo in quel periodo storico?

Adriano Olivetti si interroga innanzitutto su come sia possibile conciliare l’uomo e la macchina, per non creare alienazione ma realizzazione della persona. Studia molte possibilità e capisce che non esiste una sola soluzione ma che è necessario affrontare la complessità della questione sotto diversi punti di vista.

Inizia così ad occuparsi di urbanistica, architettura, cultura ed editoria, perchè la fabbrica non è solo un luogo di produzione, ma è il motore principale dello sviluppo economico, sociale e culturale di tutta la collettività. Oggi si parlerebbe di “responsabilità sociale dell’impresa”. In Italia fu probabilmente il primo ad occuparsene.

Olivetti credeva nell'equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, a tal punto che l'organizzazione del lavoro includeva un'idea di felicità collettiva che generava efficienza. Gli operai vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi fabbriche italiane: ricevevano salari più alti, vi erano asili e abitazioni vicino alla fabbrica che rispettavano la bellezza dell'ambiente. Nelle pause i dipendenti potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti inoltre agli operai venivano concessi permessi per coltivare i campi e vendemmiare.

L'azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti, perchè l'imprenditore Olivetti credeva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone capaci di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità.

Adriano crede molto nella costruzione Comunità. Tutto il sistema di servizi sociali per i dipendenti fu immediatamente accessibile all’intera comunità della città. Fabbrica e territorio erano integrati in un disegno comunitario armonico. Crede tanto in questo da fondare una rivista e poi un movimento chiamati “Comunità”. Con “Movimento Comunità” diventa Sindaco della città di Ivrea nel 1956 e parlamentare nel 1958.

Diceva: “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande”.

Adriano Olivetti muore improvvisamente il 27 febbraio 1960 durante un viaggio in treno da Milano a Losanna.

 

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