Modesta Dal Pozzo

Poetessa

Modesta Dal Pozzo nasce a Venezia il 15 giugno 1555 e quando ha solo un anno di vita rimane orfana dei genitori. Cresce fino a 9 anni in un monastero e successivamente viene affidata ai nonni materni. Fin da piccola, Modesta mostra di avere una memoria eccezionale ed un particolare interesse per la letteratura. Una zia appoggia Modesta in questo interesse e la educa a comporre versi poetici e ad approfondire le proprie conoscenze. Quando la zia si sposa, Modesta va a vivere con la coppia: il nuovo zio la aiuta a completare la sua formazione culturale. Sempre lo zio le trova uno sposo e, nel 1572, Modesta si sposa con l'avvocato Filippo Giorgi, con il quale ha quattro figli.

Modesta Dal Pozzo

Modesta continua ad essere appassionata di letteratura. Nel 1581 pubblica a Venezia, sotto lo pseudonimo di “Moderata Fonte”, “i Tredici canti del Floridoro”, poema dedicato al matrimonio dei granduchi di Toscana Francesco De' Medici e Bianca Capello dove anticipa già alcune riflessioni sulla condizione femminile dell'epoca. L'autrice osserva che la presunta inferiorità della donna rispetto all'uomo non è determinata da fattori biologici, ma dalla diversa educazione che ella riceve; Modesta rivendica per la donna il diritto allo studio e un ruolo non subalterno nella società.

La sua opera principale è “Il merito delle donne”, pubblicato nel 1600 a 8 anni dalla morte. Si tratta di un dialogo tra sette donne veneziane che rappresentano le situazioni femminili più tipiche: la sposa novella, la sposa giovane, la maritata da tempo, la vedova, la madre attempata insieme con la figliola, l'intellettuale nubile. L'opportunità di poter conversare senza la presenza di uomini consente alle amiche un esame dei rapporti fra i sessi condotto in assoluta libertà. Modesta nell’opera letteraria racconta il confronto tra queste donne.

Il gruppo parla della vita autonoma e della felicità nella solitudine della vedova giovane senza problemi economici e della letterata non sposata. Le altre donne notano come sia deludente la loro condizione di sposate, e più genericamente, tutto il gruppo lamenta l'ingiusto trattamento riservato dagli uomini. Viene presentata un'immagine femminile in cui si riassumono le numerose qualità possedute dalle donne, le quali sono dolci, pazienti e benigne, in tutto superiori e pronte a donarsi. Le sette amiche affrontano il tema dell'attaccamento emotivo all'uomo, cercando di capire la ragione per cui le donne siano agli uomini "schiave volontarie fino alla morte"; su questo problema il gruppo si arresta e non riesce a sviscerare la complessa questione dell’affettività. L’opera si conclude così con una modesta richiesta di maggiore comprensione da parte degli uomini.

Quattrocento anni dopo, è davvero interessante studiare le opere letterarie di Modesta Dal Pozzo, come fossero l’inizio di un approfondimento ancora molto attuale.

Modesta muore di parto a 42 anni, il 2 novembre 1592.

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