Tina Modotti

Fotografa, attivista e attrice

Tina Modotti nasce ad Udine, nel nord-est dell’Italia, il 16 agosto 1896. Quando ha due anni la sua famiglia emigra per questioni economiche in Austria e ritorna poi nel 1905 a Udine. A 12 anni inizia a lavorare come operaia in un’industria tessile per aiutare la madre a mantenere la famiglia, essendo il padre emigrato negli Stati Uniti in cerca di lavoro. Durante questi anni Tina frequenta lo studio fotografico di uno zio, dove inizia ad apprendere la fotografia. Modotti ritratto

A 17 anni raggiunge il padre assieme alla famiglia a San Francisco e trova lavoro ancora in una fabbrica tessile. Si dedica in quel periodo anche al teatro. Nel 1918 sposa il pittore Roubaix de l'Abrie Richey e assieme si trasferiscono a Los Angeles dove Tina entra nel mondo del cinema. Interpreta tre film, ma rimane delusa dalla natura troppo commerciale del cinema e sceglie di mettere fine a questa avventura. Conosce il fotografo Edward Weston, diviene la sua modella preferita e poco dopo anche la sua amante. Il marito scappa in Messico e quando Tina Modotti lo raggiunge è già morto di vaiolo.

Si sposta in Messico con Weston nel 1923 dove entrano in contatto con i circoli bohèmien di Città del Messico. Tina Modotti conosce diversi esponenti dell’ala radicale del comunismo e diviene amica, e probabilmente anche amante, di Frida Kahlo. Nel 1927 si iscrive al Partito Comunista Messicano e in questa fase, in cui inizia il suo attivismo politico, inizia anche la sua attività fotografica, aiutata dall’esperienza di Wetson. Con il progredire del suo coinvolgimento politico, Tina Modotti passa alla fotografia di strada, catturando la vita della gente comune. Modotti si dedica anche ad immagini di forte valenza descrittiva e simbolica e di grande carica evocativa ed emozionale, che ritraggono i “ferri del mestiere” del lavoratore messicano: le mani, il cappello per ripararsi dal sole, il machete, la musica. Immagini che sono diventate vere e proprie icone della condizione del paese negli anni 20. Viene scelta come “fotografa ufficiale” del movimento muralista messicano e ritrae anche i lavori di Josè Clemente Orozco e Diego Rivera. È una delle poche donne dell’epoca apprezzata nella fotografia e nel fotoreportage. Utilizza la fotografia come strumento di indagine e denuncia sociale. Le sue foto esaltano i simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto, cercando di denunciare “senza trucchi” la realtà nuda e cruda. Questa suo stile è per lei il modo con cui dare il suo contributo per un mondo migliore.

Nel dicembre del 1929 una sua mostra venne pubblicizzata come "La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico": è l'apice della sua carriera di fotografa. All'incirca un anno dopo, viene ingiustamente accusata di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato, viene arrestata ed espulsa dal Messico.

Si stabilisce in Russia, dove lavora con la polizia segreta sovietica. Nel 1935 si sposta in Spagna assieme a Vittorio Vidali e partecipa alla Guerra Civile Spagnola nel Soccorso Rosso a sostegno dei prigionieri comunisti, fino al 1939. Lascia la Spagna e torna con Vidali a Città del Messico dove muore il 5 gennaio 1942 in circostanze sospette. Si pensa ad un omicidio ma in realtà molto probabilmente muore di infarto. È considerata una delle più grandi fotografe dell'inizio del XX secolo.

 

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