Francesco Puccinotti

Medico e letterato

Francesco Puccinotti nasce a Urbino nel 1794 da una famiglia di origini povere. Nel 1811 è ammesso al Liceo militare di Pavia. I suoi interessi per la filosofia e gli studi scientifici lo portano a iscriversi alla facoltà di medicina dell’università di Roma, dove conosce importanti esponenti della ricerca scientifica dell’epoca. Dopo la laurea, nel 1816, si dedica, anche attraverso dissezioni anatomiche, allo studio delle febbri malariche e di altre malattie infettive, ad esempio il tifo che nel 1817 colpisce gran parte dell’Italia centrale. In una pubblicazione del 1820 sostiene che le malattie contagiose sono causate da esseri viventi microscopici che attaccano specie diverse; questa ipotesi è in aperta polemica con quella del professore di clinica medica di Padova, Valeriano Luigi Brera, che invece sostiene che il contagio avviene tramite l’azione di sostanze nocive che si formano nei corpi malati e aggrediscono una sola specie. Qualche anno dopo Francesco Puccinotti approfondisce la sua tesi, attribuendo alle malattie infettive un’origine comune ossia gli inizi della civiltà stessa: l’uomo, diventando allevatore e agricoltore, ha imposto una coabitazione forzata a specie diverse provocando la nascita, lo sviluppo e la diffusione di esseri viventi microscopici patogeni.

Francesco PuccinottiDa sempre convinto difensore della medicina ippocratica, basata su osservazione clinica, ricerca delle cause e terapia, Puccinotti pubblica due importanti opere: nel 1828, la Patologia induttiva che dà avvio in Italia alla scuola degli eziologisti, e, nel 1830, Lezioni di medicina legale, in cui l’esperienza di anatomia patologica è applicata alla soluzione dei casi giuridici.

Il percorso professionale di Puccinotti è segnato anche dalla sua partecipazione alla vita politica italiana negli anni del Risorgimento: nel 1831 viene espulso dall’università di Macerata a causa del suo coinvolgimento ai moti rivoluzionari di quell’anno. In autunno partecipa a un concorso per la cattedra di patologia generale a Pavia, ma non viene mai chiamato per motivi politici, anche se era risultato vincitore. Si sposta quindi nel granducato di Toscana, più liberale, dove continua i suoi studi sulle malattie nervose, igiene e fisiologia. Nel 1842 il granduca Leopoldo II incarica Puccinotti di studiare l’impatto che la coltivazione del riso avrebbe avuto nelle campagne toscane. L’anno successivo espone la sua tesi per cui questa coltivazione poteva favorire la diffusione della malaria tra la popolazione.

Dal 1846 si dedica alla storia della medicina, insegnando nelle università di Pisa e di Firenze, fino alla pubblicazione della monumentale opera Storia della medicina in tre parti, ancora utile.

Dopo l’unità d’Italia, è senatore del Regno d’Italia, ma dà le dimissioni nel 1865: non si riconosce nel nuovo Regno. Per l’Italia avrebbe preferito una confederazione di Stati, rispettosa delle diversità, piuttosto che un’unità forzata.

Francesco Puccinotti muore l’8 ottobre 1872 a Firenze.

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