Anna Magnani

Anna Magnani, attrice simbolo del Neorealismo italiano, prima donna italiana a ricevere il Premio Oscar come migliore attrice protagonista.

Anna nasce a Roma il 7 marzo 1908. La madre di Anna è una ragazza originaria della provincia di Ravenna, che dopo pochi mesi averla partorita, emigra in Egitto. Viene affidata e cresciuta dalla nonna materna in una famiglia di umili origini. Non incontrerà mai il padre.

A 15 anni decide di andare dalla madre in Egitto, ma dopo un anno durante il quale vive il dolore del non sentirsi amata, decide di tornare dalla nonna  in Italia e sceglie di iniziare a studiare recitazione teatrale.

foto Anna Magnani

Recita stabilmente in differenti compagnie teatrali e debutta nel cinema nel 1934. È nel 1941 però che emerge con un ruolo non secondario grazie a Vittorio De Sica nel film “Teresa Venerdì”. Si afferma poi a livello mondiale nel 1945 con il film “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, film manifesto del Neorealismo.

I film neorealisti trattano soprattutto la situazione economica e morale del dopoguerra italiano, riflettono i cambiamenti nei sentimenti e le condizioni di vita: speranza, riscatto, frustrazione, povertà, disperazione. Tutto questo si differenzia molto dal cinema proposto poco prima nel periodo fascista.

Anna Magnani sa interpretare benissimo quest’anima. Diviene infatti simbolo del neorealismo italiano, grazie alla sua recitazione naturale, spontanea e incisiva. Icona del cinema del dopoguerra, il suo più grande merito è stato probabilmente quello di aver trasformato il ruolo della donna nel cinema, dandole un realismo ed una spontaneità che mai si erano visti prima.

Ha saputo raccontare le donne del dopoguerra. Diceva: “Non so se sono un’attrice, una grande attrice o una grande artista. Non so se sono capace di recitare. Ho dentro di me tante figure, tante donne, duemila donne. Ho solo bisogno di incontrarle. Devono essere vere, ecco tutto”.

Le sue interpretazioni le sono valse numerosi premi, tra cui ben cinque Nastri d’argento e due David di Donatello. È stata inoltre la prima donna italiana a ricevere il Premio Oscar come migliore attrice protagonista nel film “The rose tatoo - La rosa tatuata” di Daniel Mann. Era molto amata negli Stati Uniti perché sapeva raccontare l’Italia che aveva affascinato gli americani, arrivati alla fine della guerra. La Magnani è una delle poche personalità italiane ad avere una stella nella famosa Hollywood Walk of Fame.

La sua ultima, breve, apparizione sugli schermi è stata nel film "Roma" (1972) di Federico Fellini, nella parte di sé stessa.

In un’intervista dichiarò: “Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza”.

La sua passione per il teatro e per il cinema erano nate da una mancanza, dal desiderio di sentire l’amore del pubblico, quasi per sentirsi ripagata dell’amore non avuto.

Anna Magnani, muore a Roma il 26 settembre 1973. Rimane tutt’oggi una delle attrici più amate nella storia del cinema italiano.

Davìd de’Pomis

Dittionario Novovenezia

Davìd de’Pomis, Rabbino, linguista, medico e filosofo nasce a Spoleto, nella regione Umbria, nel 1515.

Nella prima parte della sua vita segue l’attività di banchiere come il padre, ma inizia parallelamente a studiare, come autodidatta, medicina e filosofia.

Nel 1545 si trasferisce a Perugia per studiare Medicina all’Università. Appena laureato inizia a praticare l’attività di medico ma deve interromperla per i decreti emanati da Papa Paolo IV che impedivano agli ebrei di praticare la professione medica nei confronti dei cristiani.

Lascia così le terre dello Stato della Chiesa e si trasferisce in Toscana al servizio di diverse famiglie. Viene chiamato anche nella città di Chiusi ma il vescovo ne vieta il trasferimento.

Davìd de’Pomis chiede giustizia direttamente al Papa Pio IV che gli concede il permesso di praticare la professione medica presso la popolazione cristiana. Il Papa però muore solamente dopo 5 giorni ed il suo successore, Papa Pio V, applica la legislazione anti-ebraica ancora più duramente. Davìd de’Pomis decide così di trasferirsi a Venezia per poter esercitare la sua professione nella Repubblica della Serenissima. A Venezia diventa il medico personale del Doge (oggi diremmo del Presidente della Repubblica) e può fare il medico con la popolazione cristiana.

È in questo periodo che inizia la sua attività di scrittore in ebraico, latino ed italiano. Già dalle prime pubblicazioni emerge la volontà di Davìd de’Pomis di “universalizzare” la tradizione ebraica.

Le opere più importanti di Davìd de’Pomis, che si ricorderanno, sono quelle di carattere medico contenenti rimedi contro la peste e sulla vecchiaia, il dizionario trilingue, ebraico, latino e volgare e l’opera dedicata alla difesa del ruolo del medico ebreo nella società cristiana.

Il vocabolario rappresenta la volontà dell’autore di aiutare gli ebrei a perfezionare il latino e i cristiani a migliorare l’ebraico. La parte in lingua volgare è riservata a spiegare in modo più approfondito alcuni aspetti, o per presentare aneddoti, sulla sua vita o sulla storia dell’ebraismo.

La seconda opera, in difesa dei medici ebrei, esce nel 1588; l’opera, che si chiama De Medico Hebreo, mostra le affinità di fondo tra ebrei e cristiani nell’esercizio della medicina, per togliere pregiudizi radicati e permettere che un ebreo potesse curare pazienti cristiani.

L’ebraismo italiano di questo periodo vuole, attraverso l’uso sia linguistico (ebraico, latino e volgare) sia di contenuto, costruire ponti tra le diverse tradizioni. De’Pomis, però, presenta un aspetto in più: il suo sforzo di confrontare la tradizione ebraica e quella cristiana, di spiegare l’ebraismo e le sue tradizioni e di cercare, per esempio, un destino comune ai due popoli, è originato dal trauma che egli visse per l’espulsione dalla sua casa di Spoleto e dagli Stati della Chiesa.

Davìd de’Pomis muore probabilmente a Venezia dopo il 1594.

Tina Anselmi

Tina Anselmi nasce il 25 Marzo 1927 nella città di Castelfranco Veneto nel nord d’Italia (più o meno a 40 km da Padova).

Tina a 17 anni, durante la seconda guerra mondiale, sceglie di diventare staffetta partigiana. Nella Resistenza Italiana le staffette partigiane avevano principalmente il compito di portare informazioni o materiali tra un luogo e l’altro dove i compagni erano impegnati nella Resistenza al Nazifascismo.

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Tina sceglie di diventare staffetta partigiana dopo aver scoperto personalmente cosa fosse il fascismo e la dittatura. Dice: “Quando ho incontrato la morte disumana, ho capito che non potevo rimanere indifferente, amavo la Vita”.

Da allora decide di impegnarsi per la società ed il suo Paese. Si laurea in Lettere e diventa insegnante alla scuola elementare. Nello stesso periodo inizia ad impegnarsi nell’attività sindacale, soprattutto dell’ambito tessile e poi della scuola.

Nel 1968 viene eletta deputata nel Parlamento Italiano e il 29 luglio 1976, viene nominata Ministra del lavoro e della previdenza sociale. La sua nomina è storica perché è il primo ministro Donna della Repubblica Italiana.

Sia negli anni da deputata, che da ministra, lavora molto perché venga cambiato il diritto di famiglia e per mettere fine alla sudditanza della donna. Dichiarava spesso che è importante “Convincere la donna a voler essere protagonista, a partecipare alla stessa risoluzione dei suoi problemi”.

Viene nominata anche Ministra della sanità e partecipa all’elaborazione della riforma che introduce il Servizio Sanitario Nazionale, il 23 dicembre 1978. Da quel momento il sistema assistenziale-sanitario diviene un sistema pubblico di carattere universalistico, quindi disegnato per garantire l’assistenza sanitaria a tutti gli individui.

Tina Anselmi, Ministra della salute in quel periodo, parlava della salute come di prevenzione, come la possibilità di prevenire di ammalarsi. In quegli anni manifesta il suo disaccordo verso gli interessi farmaceutici che pressano il mondo della sanità.

Nel 1982, essendo riconosciuta come donna indipendente, autonoma e difficilmente controllabile, viene nominata Presidente della commissione sulla loggia della P2: un movimento di origine massonica che controlla la politica e i servizi segreti italiani. Questa commissione pubblicò moltissimi nomi di politici, capi dell’esercito e dei servizi segreti che hanno favorito l’instaurarsi di un sistema corrotto, di un sistema politico sommerso con logiche mafiose.

Tina Anselmi è stata un personaggio politico importante per l’Italia e per l’emancipazione e l’impegno delle donne Italiane. Parlando di donne in politica diceva: “Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie, le vittorie sono state vittorie per tutta la società. La politica che vede le donne in prima linea è per me politica d’inclusione, di rispetto delle diversità, di pace”.

Tina Anselmi muore il 1 novembre 2016 nella città di Castelfranco Veneto e viene ricordata come una “normale donna straordinaria”.

GIUSEPPE LEVI

Fue un médico, anatomista y científico italiano. Nace en Triste el 14 de Octubre de 1872, hijo de una familia de banqueros hebreos. Realizó sus estudios primarios

Giuseppe Levisecundarios en la ciudad de Trieste en donde el sistema educativo enfatizaba el estudio de los idiomas, las ciencias y los deportes sobre todo el alpinismo y la gimnasia.

Cuando muere su padre su familia se transfiere a Florencia donde inicia sus estudios de medicina con 17 años. Más adelante es aceptado en el Instituto de Anatomía Patológica donde realiza sus prácticas hasta obtener el diploma. En este tiempo inicia a publicar sus primeros trabajos experimentales. Se dedicó sobre todo a la investigación de la regeneración de las fibras musculares y nerviosas.

Después de recibir su título fue asistente en una Clínica especializada en enfermedades nerviosas y mentales. Más tarde se transfiere a Berlín para trabajar como asistente en un laboratorio y se dedica al campo de investigación en laboratorio. De regreso a Florencia entra como asistente en el laboratorio de anatomía humana y mantiene este trabajo por once años, realizando sus investigaciones.

Después de su experiencia en laboratorio focaliza sus investigaciones en la histología, la anatomía y la citología, centrándose en el campo de investigación que lo llevaron a la fama: la estructura y la función del tejido nervioso.

En 1910 se transfiere a Sassari y comienza sus estudios embriológicos e histológicos sobre la estructura y el origen de la mitocondria. En 1919 se le encarga la cátedra de Anatomía Humana Normal en la Universidad de Torino, bajo su dirección el Instituto de Anatomía alcanza niveles científicos de renombre internacional y es avalada y financiada por grandes fundaciones como la Rockefeller. Esto le permite al Instituto realizar una gran labor en el campo de la formación y promover la investigación en los alumnos que la frecuentaban.

Podemos imaginar a que nivel llegó esta Institución que bajo su dirección, fue profesor de tres futuros premios Nobel de la Medicina: Salvador Luria, Rita Levi-Montalcini y Renato Dubecco.

Se le recuerda por su grandísimo aporte a la renovación de la ciencia de la Biología experimental a nivel italiano e internacional.  Fue el primero en Italia a utilizar la técnica in vitro, la microdisección y la microfotografía. Muere en Torino a la edad de 92 años en 1965. 

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