Rosalba Carriera

Pittrice miniaturista e maestra del ritratto

rosalba carrieraRosalba Carriera nasce a Venezia il 7 ottobre 1675. Riceve fin da piccola un’istruzione inusuale per un’epoca in cui le scuole sono dedicate solo ai maschi. Impara il francese, la storia, la letteratura, il latino, la musica e impara a suonare il clavicembalo e il violino. Inizialmente lavora in una bottega dove, come molte donne veneziane del XVIII secolo, si dedica all’arte del ricamo, ma presto il padre, che intuisce il talento della figlia, le fa prendere lezioni di pittura. Fin da apprendista pittrice Rosalba si distingue nell’arte di dipingere miniature ed è tra i primi a dipingere su avorio. Rappresenta in particolare figure di dame veneziane, in un’epoca in cui regnanti, marchesi, principi, avventurieri, arrivavano in città per conoscere le donne più seducenti del paese e che ripartivano da Venezia con il desiderio di portare con sé il ricordo di quelle dame tanto affascinanti. Ad esempio Federico IV di Danimarca e Norvegia le commissiona 12 miniature con i ritratti delle dame più belle di Venezia.

Mantiene la sua capacità di ottima ritrattista anche quando inizia ad utilizzare la tecnica del pastello e viene apprezzata moltissimo fin da subito. Sono i nobili inglesi a decretare il successo dell’artista ma diviene presto conosciuta e richiesta in tutta Europa. Il suo studio diviene uno dei salotti più frequentati della città e una tappa quasi obbligata per gli stranieri che arrivano a Venezia e che desiderano farsi ritrarre da lei. Spedisce i suoi quadri in tutto il mondo, raffiguranti in particolare le donne veneziane. In alcuni casi diviene confidente di pene amorose o intermediario d’incontri tra i signori e le belle veneziane.

La capacità di Rosalba, riconosciuta dai suoi contemporanei, è quella di riuscire a dipingere anche l’anima spirituale e sensibile delle persone che ritrae, di essere in particolare sottile psicologa dell’anima femminile.

Viene invitata e si trasferisce a Parigi nel 1720, dove diviene una star; viene ammessa all’Acadèmie Royale de Peinture e le sue opere ospitate in tre sale del Louvre che, nonostante per statuto non accolga le donne, decide di fare un’eccezione per lei. Tutti vogliono farsi ritrarre da Rosalba, compreso Re Luigi XV e la sua famiglia. Deve lavorare senza pause e alle fine non regge il ritmo e decide di tornare a Venezia.

Viene chiamata a Modena, Gorizia e a Vienna, dove ritrae Carlo VI.

Moltissime donne veneziane seguono le sue orme e si dedicano al pastello.

Durante tutta la sua vita realizza diversi autoritratti, che rivelano lo sviluppo psicologico e morale dell’artista. Dalla gioventù gioiosa alla “tragedia” dell’ultimo periodo, dove si rappresenta invecchiata e triste quando nel 1746 si aggrava la malattia alla vista che si era già manifestata vent’anni prima. Si opera alla cataratta ma alla fine rimane completamente cieca. La pittrice si chiude nella sua casa di Venezia e non vuol vendere più nessuno. Qualche mese prima di morire perde del tutto l’uso della ragione.

Rosalba Carriera muore a 82 anni, il 15 aprile 1757.

stagioni carriera

 

Carlo Petrini e Slow Food

Gastronomo, sociologo, scrittore e attivista

petrini slow food

Carlo Petrini nasce a Bra, in Piemonte, il 22 giugno 1949. Studia sociologia all’Università di Torino. Si occupa di politica fin da giovane e dal 1977 inizia ad occuparsi di enogastronomia. Collabora nella scrittura di una rubrica dedicata all’enogastronomia all’interno di un quotidiano nazionale. Nello stesso periodo collabora con il Club Tenco, che si dedica alla valorizzazione della canzone d’autore italiana e internazionale.

Il 9 dicembre 1989 fonda il movimento Slow Food – “movimento per la tutela e il diritto al piacere” – che si contrappone inizialmente all’omologazione del fast food e alla “fast life”. Slow food nasce per portare attenzione al piacere culinario che viene collegato fin da subito ai ritmi della produzione del cibo stesso e al rispetto della terra dove la materia prima nasce.

Viene creata pochi anni dopo la casa editrice Slow Food Editore. Dal 1994 si realizzano attività dedicate a degustare e scoprire prodotti enogastronomici divertendosi.

Parallelamente va sviluppandosi sempre più, all’interno del movimento, la sensibilità ambientale e del sistema di produzione alimentare.

La consapevolezza di Carlo Petrini e di Slow Food è che le culture tradizionali di tutto il mondo hanno creato un patrimonio gigantesco di ricette, preparazioni, trasformazioni dei cibi locali e che questi saperi gastronomici sono strettamente connessi con la biodiversità e rappresentano sia il modo per utilizzare, sia il modo per difendere la biodiversità.

Nel 2000 inizia il progetto dei Presìdi Slow Food. Questo progetto prevede che vengano certificate e sostenute le piccole realtà produttive che rischiano di estinguersi. Grazie ad attività di supporto e consulenza a queste realtà, Slow food permette la valorizzazione di territori, di recuperare mestieri e tecniche di lavorazione tradizionali, salvando dall'estinzione razze autoctone e antiche varietà di verdura e frutta, ma anche di razze animali.

Nel 2004, la FAO riconosce ufficialmente Slow Food come organizzazione no profit con cui instaurare un rapporto di collaborazione. Sempre nel 2004 a Bra in Piemonte, grazie a Slow Food, nasce la prima Università di Scienze Gastronomiche al mondo. A Genova viene svolta la prima edizione di Slow Fish, rassegna dedicata al pesce e alla pesca sostenibile.

Nello stesso anno si realizza la prima edizione dell’incontro mondiale chiamato Terra Madre: per la prima volta si incontrano cinquemila delegati da 130 Paesi: contadini, pescatori, artigiani, nomadi, giovani, vecchi, musicisti, cuoche e cuochi, accademici di tutto il mondo riuniti per tre giorni a Torino, dove vengono svolti laboratori, incontri, scambi, esperienze e festa.

Nel 2016, durante l’ultima edizione dell’incontro della comunità Terra Madre sono arrivati 7000 delegati da 143 Paesi del mondo.

Carlo Petrini è quindi il rappresentante di un movimento e di una comunità che diviene di anno in anno sempre più grande. In una sua intervista di qualche anno fa Carlo Petrini raccontava: “è maturata in noi in questi anni la visione olistica…cioè quando si parla di cibo bisogna parlare anche di ambiente, di cultura, di qualità dei suoli, dell’acqua, tutto sta insieme… anche la cultura, la spiritualità, i diversi modi di sentire. È un lavoro entusiasmante, che ha portato Slow food e Terra Madre a diventare un unico soggetto che ha cuore un cibo di qualità, buona, pulita e giusta”.

Bianca Virginia Camagni

Regista e attrice

Bianca Virginia Camagni, nata a Milano nel 1885, era una donna che aveva ricevuto un’educazione raffinata, parlava diverse lingue, era pianista, aveva viaggiato l’Europa, amava la compagnia dei letterati e degli artisti.

Bianca Virginia Camagni viene ricordata per essere stata una delle prime e più importanti registe del cinema muto italiano.

Bianca Virginia CamagniLa sua carriera inizia a teatro, poi alla vigilia della prima guerra mondiale diventa attrice di cinema. La Milano Films, una delle più importanti case di produzione del tempo, le dedica una serie di pellicole nel 1914. Gli anni del primo conflitto mondiale rappresentano una svolta fondamentale nella carriera di Bianca Virginia Camagni: da una parte continua a collaborare con i più importanti intellettuali italiani e allo stesso tempo si impegna come regista e sceneggiatrice in vari film.

La sua intelligenza vivace e la sua eccezionale cultura, le permettono di costruire intorno a sé una rete di relazioni e collaborazioni.

Quando parlava del cinema diceva: “Sono innamorata del cinematografo e sento che quest’ardore divamperà in me con tanta furia che un giorno o l’altro finirò col non poterlo più sostenere. […] Voglio respirare col ritmo della più ampia libertà e non sentirmi legata a nessun contratto preciso, non essere ritenuta da nessuna circostanza che m’incateni. Sono nata per essere pellegrina come una rondine, per girare pei vasti cieli come una nuvola d’estate. E faccio tutto da me: io tesso le trame, io scrivo i lavori, io li rappresento. Ed a seconda della necessità e delle convenienze, cedo all’invito di questa o di quella”.

Il suo itinerario artistico è infatti una ricerca poetica ed espressiva molto personale che si sperimenta in un linguaggio innovativo, che richiede insieme all’arte, competenze tecniche e produttive.

Nel primo dopoguerra la carriera registica di Bianca Virginia Camagni subisce una battuta d’arresto e molti dei film da lei interpretati non vengono distribuiti a causa delle difficoltà finanziarie in cui imperversa il cinema italiano. Non ha successo uno dei suoi film più importanti, “Fantasia Bianca” e lei ne soffre particolarmente. Fonda una nuova casa di produzione, la Camagni Films, per la quale riesce a ideare, inscenare e interpretare pochi film prima che la sua attività venga inesorabilmente interrotta dalle condizioni del mercato estero. A Parigi nessun noleggiatore visiona e distribuisce i suoi film, considerando un’inutile perdita di tempo visionare film italiani del periodo.

La carriera cinematografica di Bianca Virginia Camagni si conclude con un grande incendio della propria casa cinematografica. Si ritira completamente dalle scene e fa perdere ogni traccia di sé.

Bianca Virginia Camagni muore a Canzo, in provincia di Como, nel 1960.

Panfilo Castaldi

Medico e Tipografo

Panfilo Castaldi nasce a Feltre, in Veneto, nel 1430 circa in una famiglia appartenente alla piccola nobiltà feltrina.Nel 1449 Castaldi è già studente in arti a Padova dove il 24 luglio 1451 consegue il dottorato. Prosegue poi, sempre a Padova, gli studi in medicina. Comincia la sua attività professionale come medico nel 1461 a Capodistria, oggi in territorio Sloveno ma a quell’epoca sotto il dominio della Repubblica di Venezia. È probabile che la sua situazione professionale nella città non lo soddisfi perché ritorna nella città di Feltre tre anni dopo e si trasferisce in seguito a Venezia nel 1469. In quell’anno nella città veneziana viene introdotta la stampa a caratteri mobili con la pubblicazione, ad opera del tedesco Giovanni da Spira, delle Epistolae familiares di Cicerone. panfilo castaldi

Mentre frequenta l’università si sposa una donna veneziana, nipote di Marco Polo, la quale porta in dote, tra le altre cose, anche alcuni caratteri mobili di origine cinese: il celebre Polo li avrebbe portati con sé alla fine dei suoi viaggi descritti nel Milione. Alla metà del XV secolo si stava sperimentando anche in Italia, come nel resto d'Europa, l'utilizzo dei caratteri mobili in tipografia. Panfilo Castaldi si inserisce in questa corrente in quanto cittadino della Serenissima Repubblica di Venezia. Panfilo Castaldi intuisce le possibilità economiche dell’invenzione ma comprende che a Venezia avrebbe avuto una concorrenza agguerrita.

Si trasferisce così a Milano dove, vista la sua bravura, riceve il privilegio dì essere l’unico tipografo per cinque anni e dove inserisce il primo torchio tipografico nella città. Stampa il De verborum significatu di Sesto Pompeo Festo che è considerato il primo libro mai stampato da un tipografo italiano. Non è però molto fortunato perché gli vengono rubati i caratteri tipografici e anche usurpato il nome in una pubblicazione. Decide così di tornare a Venezia nel 1474 per esercitare nuovamente la professione di medico.

Si trasferisce infine a Zara, attualmente in Croazia, dove lavora come medico e viene particolarmente stimato. Panfilo Castaldi muore a Zara a fine novembre del 1487.

Sul finire del XIX secolo suscita infinite polemiche la cosiddetta "questione Panfilo Castaldi", originata da un brano di una cronaca di Feltre nella quale si afferma, facendo riferimento a più antiche cronache, che l'inventore della stampa a caratteri mobili sarebbe stato, verso il 1456, appunto Panfilo Castaldi. Da lui l'avrebbe appresa Fust e attraverso quest'ultimo Gutenberg. L’entusiasmo generale si spegne però quando, da un’accurata ricostruzione storica, emerge che era Gutemberg il vero autore dell’invenzione della stampa tipografica. Nonostante ciò, la descrizione della statua nella piazza di Feltre dedicata a Panfilo Castaldi continua ad enunciare ancora oggi: “A Panfilo Castaldi scopritore generoso dei caratteri mobili per la stampa”.

Giulio Natta

Ingegnere chimico

Giulio Natta nasce a Porto Maurizio, in Liguria, il 26 febbraio 1903 in una famiglia di giudici ed avvocati. Si laurea nel 1924 in ingegneria chimica al Politecnico di Milano. Nel 1932 si sposta a Friburgo, in Germania, dove inizia a studiare i polimeri. Torna in Italia e nel 1939 inizia ad insegnare Chimica industriale al Politecnico di Milano.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale conosce Pietro Giustiniani che sarebbe stato il futuro dirigente della Montecatini, la più grande industria chimica italiana dell’epoca. Nell’estate del 1947 Natta e Giustiniani fanno un viaggio negli Stati Uniti per osservare il livello tecnico dell’industria chimica americana, rimanendo stupiti in particolare della grandezza delle strutture di ricerca. Al ritorno dal viaggio Giustiniani mette a disposizione di Natta i mezzi necessari per istituire al Politecnico di Milano un centro di ricerca avanzata, sul modello di quelli visti negli Stati Uniti. Natta si rivela un abile organizzatore e riesce a mettere insieme un ottimo gruppo di ricerca, affiatato e molto competente. Giulio Natta

Nel suo studio Natta è molto interessato alle ricerche di Karl Ziegler un chimico tedesco che era riuscito a ottenere il polietilene (un tipo di plastica composta da molecole di etilene). Giulio Natta convince Pietro Giustiniani ad invitare Ziegler a Milano, dove si firma un accordo con il quale la Montecatini acquista i diritti per lo sviluppo industriale in Italia delle scoperte di Ziegler, e Natta ottiene l'accesso agli studi del chimico tedesco. Giulio Natta decide di replicare i risultati di Ziegler ma usando il propilene invece dell’etilene. Crea così il polipropilene, un altro tipo di plastica. Grazie alla sua abilità e all’efficienza del gruppo di ricerca, scopre inoltre quale catalizzatore utilizzare per ottenere polipropilene con una struttura molto ordinata. Questo aspetto suscita un enorme interesse nella comunità scientifica. Era il 1954. La nuova scoperta viene subito brevettata con il nome di Moplen®, materiale presto utilizzato per costruire moltissimi oggetti. Montecatini comincia la produzione commerciale del polipropilene nel 1957. Inizia così l’era della plastica. Ancora oggi numerosi oggetti sono realizzati in polipropilene, alcuni si possono riconoscere dalla sigla PP: esempi di oggetti fatti con questi materiali sono i contenitori per alimenti o l’erba sintetica.

Il successo di Natta fu reso possibile dall'unione di due forze diverse. Da una parte vi era stata la disponibilità della Montecatini, e dall'altra Giulio Natta aveva dimostrato di essere in grado di organizzare un vero centro di ricerca di eccellenza. Questa sinergia fra mondo accademico e mondo economico, insolita nel panorama italiano, e l’esperienza di Natta come chimico industriale permise un duplice trionfo, scientifico ed economico. Oltre alla sua attività di scienziato, sin dai suoi primi anni di vita accademica, Giulio Natta ha sviluppato una rilevante attività di inventore, che ha portato al deposito di un numero considerevole di brevetti industriali. Viene descritto dai suoi collaboratori come un uomo di immaginazione, conoscenza scientifica ampia e profonda, volontà di decidere, costanza, e capacità incredibili.

Giulio Natta e Karl Ziegler ricevono insieme il premio Nobel per la Chimica nel 1963, per le loro ricerche sui polimeri. Natta quando riceve il premio è malato del morbo di Parkinson.

Giulio Natta muore a Bergamo il 2 maggio 1979.

Tito Livio

Filosofo e Storico romano

Tito Livio nasce a Padova nel 59 a.C. che all’epoca era conosciuta come Patavium.

Sono poche le notizie sulla sua vita. Probabilmente nasce in una famiglia nobile, cresce e viene educato in città e all’età di 24 anni di trasferisce a Roma per continuare a studiare. Fin da subito gli viene attribuita una certa peculiarità chiamata “patavinitas”, un termine utilizzato probabilmente per indicare sia il suo accento dialettale padovano, sia il suo moralismo un po’ provinciale, essendo molto legato ai severi costumi. A Roma diviene amico di Augusto, imperatore in quell’epoca, che gli affida l’educazione culturale di Claudio, suo nipote.

tito livioTito Livio si interessa inizialmente di filosofia, ma si concentra poi completamente sulla ricostruzione e redazione della storia di Roma a partire dalla sua fondazione, esaltando i valori su cui si era basata la Roma eterna. L’opera di Tito Livio, conosciuta con il nome Ab Urbe condita libri e iniziata nel 27 a.C., si compone di 142 libri che raccontano la storia di Roma dalle origini (nel 753 a.C.) fino alla morte di Druso (9 a.c.). Tito Livio scrive la storia di Roma con una tecnica storiografica che noi oggi chiamiamo “annalistica”. Tale tecnica, comune nel mondo antico, consisteva nel suddividere il racconto anno per anno in maniera abbastanza rigida.

Tito Livio narra le vicende ed i valori civili e morali che devono costituire esempio e norma di vita. Essendo un periodo difficile per la società romana, ritiene che il modello da seguire per tornare la grande potenza di un tempo, sarebbe stato quello degli antichi romani. La visione che Tito Livio ha della storia è una visione fondamentalmente religiosa: pensa che la storia è governata dagli dei. La legge superiore, il Fatum o Necessitas, che domina anche gli stessi Dei, dirige il mondo e fissa l’ordine degli eventi umani. Da esso dipende vita e morte, prosperità e miseria, vittoria e sconfitta, pace e disordine. Sostiene con forza il concetto di “romanità”, dove Roma è tutto e i romani sono “il popolo principe della terra”.

La fortuna di Tito Livio fu immensa e immediata: la sua opera circolò moltissimo fin da subito e vennero fatti dei riassunti per permetterne una più ampia diffusione.

Le sue opere, ancor oggi studiate e commentate, sono diventate dei classici.

Tito Livio, fu uno dei più importanti storici latini e, assieme a Orazio e Virgilio, uno dei maggiori rappresentanti dell’età d’oro della letteratura latina. L’opera di Livio è preziosa e insostituibile per la conoscenza delle vicende storiche della fase repubblicana della storia di Roma.

Tito Livio muore a Padova - Patavium il 17 d.C.

Vespasiano Bignami

Pittore, critico d'arte, ritrattista e caricaturista

Vespasiano Bignami nasce a Cremona il 18 ottobre 1841. Fin da bambino dimostra attitudini artistiche e già a 11 anni inizia un tirocinio pittorico all’Accademia di Bergamo. A 21 anni si trasferisce a Milano per lavorare e diventa subito famoso come illustratore e caricaturista di giornali umoristici. La sua attitudine nel vedere il lato comico delle cose lo avvicina al movimento della "Scapigliatura artistica". foto vespasiano bignami

La Scapigliatura fu un movimento artistico e letterario sviluppatosi nell'Italia settentrionale nell'ottocento e in particolare a Milano. Gli scapigliati erano animati da uno spirito di ribellione nei confronti della cultura tradizionale, del buonsenso borghese e dal disprezzo radicale nei confronti delle norme morali e delle convinzioni dell’epoca. Gli artisti scapigliati esprimevano il ripudio della tradizione, a partire dai modi di vivere, nello scrivere o dipingere fuori da ogni regola. Si proponevano come fine principale della loro arte un’originalità estrema. Vespasiano Bignami è tra i protagonisti di questo ambiente artistico.

Nel 1872 fonda la “Famiglia Artistica” un’importante associazione con lo scopo di promuovere l’arte in ogni sua forma e davita a molte manifestazioni artistiche caratterizzate dalla spensieratezza.

Dal 1865 si dedica alla pittura intensamente, ottenendo fin da subito numerosi riconoscimenti. Oltre ai numerosi quadri, realizza importanti decorazioni di teatri e palazzi anche all’estero: a Londra, Bruxelles, Montevideo, Buenos Aires.

Riceve inoltre molte commissioni anche come ritrattista. A partire dal 1893 si dedica in particolare all’insegnamento del Disegno di figura.

Ma Vespasiano Bignami non fu soltanto apprezzato caricaturista, pittore e animatore di manifestazioni mondane; fu anche autore di poesia in italiano e in dialetto, scrittore umoristico e uno dei più interessanti storici dell'arte del suo tempo. Collabora in qualità di critico e storico dell'arte a giornali e riviste e organizza importanti esposizioni.

Vespasiano Bignami muore a Milano il 28 febbraio 1929.

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